Renzi e la questione meridionale: caro premier, te la ricordi la Terra dei Fuochi?

Renzi e la questione meridionale: caro premier, te la ricordi la Terra dei Fuochi?

Dopo più di 2 mesi dalla visita del neo premier nella Terra dei Fuochi,  nessun provvedimento è stato adottato, né tanto meno

@Armando Di Nardo

Dopo più di 2 mesi dalla visita del neo premier nella Terra dei Fuochi,  nessun provvedimento è stato adottato, né tanto meno è stata avanzata una proposta. E’ evidente che Renzi, nella nostra terra, si è concesso solo una passerella. Un’operazione simpatia prima dell’incarico già in odore. Se avessimo ancora dei dubbi sul reale interesse che il segretario del Pd nutre per l’ex Campania Felix, un’ulteriore risposta ci viene data dalla conferma della Lorenzin come Ministro della Salute, quella per la quale, vale la pena ricordarlo, le cause dei tumori in Campania sono gli errati stili di vita e non l’inquinamento perpetrato negli anni da camorra e imprenditoria del nord.

Nel nuovo governo non trovano spazio i meridionali. Nessun ministro campano, nonostante le problematiche che attanagliano la nostra regione avessero richiesto la presenza di qualche politico del nostro territorio.

Dobbiamo aspettarci altro da Renzi? Sicuramente l’inceneritore. L’ex sindaco si è sempre detto favorevole ai termovalorizzatori. E a Montecitorio si sono già visti i risultati: i deputati giuglianesi del PD hanno votato a favore della costruzione dell’inceneritore di Giugliano bocciando l’emendamento dei cinque stelle, seguendo, di fatto, la linea di partito tracciata dal nuovo segretario.

Le continue giustificazioni accampate dai deputati “terrafuochiani”, degne dei più abili arrampicatori sugli specchi, non hanno sortito l’effetto voluto. Né i deputati campani del centro destra sono stati capaci di stanarli dalle loro ambiguità. Ormai la politica è sempre più lontana dai cittadini. Non conosce i loro problemi o non se ne fa carico, complice anche un sistema elettorale che priva il popolo della possibilità di scegliere i propri rappresentanti.

La questione meridionale, insomma, sembra non importare al nuovo governo. Eppure i problemi qui al Mezzogiorno restano. La disoccupazione in alcune regioni del Meridione è il triplo di quella del Nord. Addirittura quella giovanile in Campania supera il 50%. E così in Sicilia, Calabria, Puglia.

L’interesse per il Sud è tanto forte che l’ex sindaco di Firenze ha addirittura abolito il Ministero della Coesione territoriale, la cui unica colpa è stata forse quella di scoprire che i soldi destinati al Sud finivano invece al Nord. Dati scottanti che forse non possono venire fuori. Si è scoperto per esempio che, dei fondi per il Mezzogiorno, il 73% è stato dirottato al Nord; che la Lombardia, da sola, ha avuto più progetti finanziati delle otto regioni meridionali messe insieme; che i finanziamenti a pioggia, “coriandoli elettorali”, sono andati al Nord, mentre quelli concentrati su grandi progetti, quali la metropolitana di Napoli, al Sud.

Ormai si avverte sempre più la necessità di una forza politica con una forte caratterizzazione regionale che si faccia interprete di ciò che le popolazioni del Sud esprimono culturalmente e delle loro istanze. Aver ignorato il Sud nelle dichiarazioni programmatiche non potrà che rivelarsi una scelta insana. Renzi, con il suo governo, rischia di passare alla storia come chi ha tentato di “rottamare”, in via definitiva, oltre che la vecchia classe politica, anche la questione meridionale.

Chissà cosa ne pensa la nutrita schiera di parlamentari meridionali che lo sostengono, chissà cosa pensano della cancellazione della “questione Mezzogiorno” e di ogni riferimento alla coesione territoriale. Il corso del nuovo governo nazionale sembra avere la direzione della freccia di marcia orientata tutta verso Nord. Sembra che per il risolvere il problema del Sud, Renzi, abbia adottato una facile risoluzione: dimenticarlo. Sarà che, forse, come recita il titolo di un famoso libro di Pino Aprile, “Il Sud puzza”.

FONTE FOTO: www.unita.it