Anche il Clan Mallardo nella discarica di Chiaiano, 17 arresti fra i Casalesi di Zagaria

Anche il Clan Mallardo nella discarica di Chiaiano, 17 arresti fra i Casalesi di Zagaria

L’imprenditore Carandente Tartaglia il prestanome dei clan campani nel periodo dell’emergenza. Anche rifiuti speciali nell’invaso. 63 i contratti sottoscritti con la Fibe


L’imprenditore Carandente Tartaglia il prestanome dei clan campani nel periodo dell’emergenza. Anche rifiuti speciali nell’invaso. 63 i contratti sottoscritti con la Fibe finiti sotto la lente degli inquirenti

 

NAPOLI – 17 persone arrestate dalla Compagnia dei Carabinieri di Caserta guidati dal colonnello Giancarlo Scafuri con l’accusa di associazione a delinquere di stampo camorristico, attività di gestione dei rifiuti non autorizzata, frode e truffa nella pubblica fornitura, falsità ideologica, con l’aggravante della finalità agevolatrice della fazione camorristica dei Casalesi. Al centro delle indagini la gestione e i lavori di manutenzione della discarica di Chiaiano.

Fra gli arrestati spunta il nome dell’imprenditore Giuseppe Carandente Tartaglia, noto per aver intrecciato legami con i clan dei Nuvoletta, dei Mallardo e dei Polverino, e con la fazione Zagaria del Clan dei Casalesi.

Il ruolo di Carandente, secondo le ipotesi accusatorie confermate dal Gip nelle ordinanze di custodia cautelare, sarebbe stato quello di intermediario e prestanome dei clan nei lavori alla discarica di Chiaiano. Avrebbe cioè offerto la copertura delle proprie aziende per agevolare l’infiltrazione degli interessi camorristici nella gestione dell’invaso. 63 i contratti sottoscritti fra Carandente e la Fibe, il consorzio di imprese che si aggiudicò l’appalto per la gestione dell’emergenza rifiuti in Campania. I contratti avevano ad oggetto il trasporto e il movimento terra, nonché la realizzazione di una serie di lavori di manutenzione e costruzione nella discarica di Chiaiano.

Questo sodalizio imprenditoriale fra la Fibe-Fisia e le imprese di Carandente avrebbe così permesso alle famiglie criminali presenti sul territorio di operare e trarre lucro dall’emergenza rifiuti senza clamori e senza attirare le attenzioni di media e magistratura. Carandente, insomma, è stato ritenuto dagli inquirenti la longa manus della camorra campana nella gestione dell’emergenza rifiuti.

Sotto il profilo della normativa ambientale, si è poi accertato che i lavori di realizzazione dell’invaso sono stati effettuati in violazione degli obblighi contrattuali e in difformità dal progetto approvato, utilizzando materiale non idoneo allo scopo, quale argilla proveniente da cava non autorizzata o argilla mista a terreno.

Fra le accuse anche quelle di aver introdotto nell’invaso rifiuti speciali non pericolosi: terra e rocce provenienti da cantieri stradali e edilizi, utilizzati per i lavori di modellamento della discarica. Condotte che hanno consentito guadagni e profitti illeciti doppi: oltre ad evitare gli oneri dovuti per legge per il corretto avvio a recupero o allo smaltimento dei rifiuti, si è infatti aggiunto il cospicuo guadagno dovuto alla successiva commercializzazione del rifiuto, surrettiziamente qualificato quale terreno vegetale per la realizzazione della stessa.