Giugliano, una storia lunga 1000 anni. Ce la racconta Antonio Iannone

Giugliano, una storia lunga 1000 anni. Ce la racconta Antonio Iannone

Nel suo libro, lo scrittore ha ricostruito il passato della città della Mela Annurca fra feudi e chiese, passando attraverso il dominio


Nel suo libro, lo scrittore ha ricostruito il passato della città della Mela Annurca fra feudi e chiese, passando attraverso il dominio spagnolo e la rivolta di Masaniello

 

GIUGLIANO – Se oggi iniziassimo a scrivere un saggio di storia su questa terra, tracceremmo una lunga lista di discariche e di Padrini. E’ innegabile che Giugliano sia diventata nel recente passato spunto per la cronaca ma c’è dell’altro. Le grandi chiese cittadine come l’Annunziata, Santa Sofia e quella del Purgatorio non sono sorte da sole ma sono testimonianza di un importante passato. A partire da quelle opere d’arte Antonio “Pio” Iannone ha voluto ricostruire una vicenda attraverso il suo libro “Giugliano: Una storia lunga 1000 anni”.

Tutto è partito grazie ai documenti di Agostino Basile, sacerdote dell’800, che fu il primo a ricostruire una cronologia. Giugliano appare ufficialmente come feudo reale nel 1302 conferito alle due famiglie Taglialatela e Planisio, cognome che poi sarebbe divenuto Pianese. Proprio quest’ultima famiglia è stata la finanziatrice del volume, che non ha goduto di nessun finanziamento pubblico.

«Avevo la convinzione per Giugliano che non vi fosse una storia da raccontare. Poi ho cominciato a cercare documenti su internet e mi sono reso conto che non abbiamo perso il passato, ma la memoria. Oggi queste piramidi-cattedrali appaiono come un oggetto misterioso dove la gente prega ma nessuno ne conosce la storia e nessuno si degna di preservarle dalla stato di precarietà in cui versano. Oggi Giugliano è un porto in disfacimento – afferma lo scrittore Iannone – Il mio è un dono che faccio alla città. Chi si candida deve sapere l’anamnesi per poterla curare».

Le vicende locali sono state indissolubilmente legate al benessere dei forti ordini religiosi e del clero del 500’. Queste due categorie furono fondamentali per le importanti confraternite sartoriali e agricole. La fiorente economica permise di edificare con soldi pubblici le chiese dell’Annunziata, di Santa Sofia e del Purgatorio. Il libro si evolve fino alla fine della feudalità del 1806, quando i francesi colpirono con gli espropri gli ordini. Dal punto di vista religioso il punto di riferimento divenne Aversa mentre l’amministrazione passò alla Provincia Napoli nel tenimento di Casoria, perdendo di fatto la sua identità. Finisce la committenza religiosa dell’edificazione e mantenimento delle chiese, perdendo da lì la maggiore fonte di guadagno.

Eminente è il ruolo dei giuglianesi in un momento chiave della storia di Napoli: la rivolta di Masaniello. Nel 1648 durante la seconda fase del governo del capopopolo, l’angioino Enrico di Guisa fece campo a Giugliano perché aspirava alla corona di Napoli. In quell’occasione la popolazione si divise: le masse appoggiavano il neo-arrivato francese mentre i ceti più facoltosi patteggiavano per la restaurazione della monarchia spagnola. I guerrieri giuglianesi si distinsero nell’assalto di Aversa ma a nulla valse lo sforzo per evitare la restaurazione spagnola.