Terra Dei Fuochi, quando la tragedia diventa un brand elettorale

Terra Dei Fuochi, quando la tragedia diventa un brand elettorale

Discariche e parrocchie sono diventate una passerella per ministri e parlamentari. E ora anche i blogger hanno scelto di scendere in campo


Discariche e parrocchie sono diventate una passerella per ministri e parlamentari. E ora anche i blogger hanno scelto di scendere in campo cavalcando l’onda mediatica

 

Lourdes, Medjugorje e Pietrelcina. Fatima, Loreto e Gerusalemme. Taverna del Re, Resit e Inceneritore di Acerra. Le mete di pellegrinaggio nella Terra dei Fuochi abbondano. Ci vengono un po’ tutti, in questa terra. Si fa il solito tour degli orrori fra discariche e siti contaminati. Semmai con al seguito un codazzo di giornalisti e organi di stampa. Poi si passa in convento da un parroco di frontiera, ad esempio da Don Maurizio Patriciello nel Parco Verde di Caivano; infine visita conclusiva al capezzale di un malato di tumore a cui baciare le stimmate della Crocifissione Oncologica. Ottenuta la benedizione elettorale, si può far ritorno ai palazzi del vecchio potere capitolino.

Questo rituale va avanti da un pezzo. Da un paio d’anni a questa parte non c’è Ministro dell’Ambiente, deputato locale, presidente di commissione parlamentare, neo-segretario, valletta, scrittore o candidato premier che non venga nella Terra Dei Fuochi a far visita a questo esercito di lebbrosi che è la popolazione dell’Area Nord di Napoli. Quasi un dovere istituzionale, una tappa che non può mancare nel cursus honorum di nessun politico che voglia far carriera. Così abbiamo avuto l’ex ministro Balduzzi, poi il Ministro Orlando, poi il Ministro Galletti, poi la Rosy Bindi, poi il neo-segretario Pd Matteo Renzi ora premier, poi il Ministro Lorenzin. Poi, poi, poi…

terra dei fuochi2E poi pure i blogger, ci si mettono. Da quando hanno deciso di sfruttare le piattaforme virtuali da loro gestite per annunciare in pompa magna la propria candidatura politica. Come se il presidente della Caritas comunicasse nella mensa dei poveri la propria candidatura al Parlamento dei Ricchi, o come se il Presidente del WWF dicesse ai suoi amici Panda che sta per iscriversi al Partito Nazionale dei Cacciatori di Orsi.

Se si sceglie di stare da una parte, cioè dalla parte della società civile, se si è investito in maniera davvero disinteressata tempo e spazio in mezzo alla gente e ai comitati, si prosegue la lotta su quel terreno. Non si mischiano le carte in tavola. Non si passa dall’altra parte della barricata. Non si usa la Terra dei Fuochi come un brand elettorale, come un’onda mediatica da cavalcare per fare consenso. Ancor più se ci si è battuti affinché quella parola, Terra Dei Fuochi, e ciò che essa rappresenta, non venisse piegata a speculazioni economiche o convenienze politiche. Questione di coerenza e opportunità, insomma. Ma nell’Italia degli annunci televisivi e delle parole rimangiate, tutto è possibile, si sa. Non c’è niente di cui meravigliarsi. Con buona pace dei morti e dei malati di tumore.