“Caffè con l’autore”, a Villaricca Angelo Forgione parla di “Made in Naples”

“Caffè con l’autore”, a Villaricca Angelo Forgione parla di “Made in Naples”

«Napoli ha posto mille domande sul mio percorso. Ho camminato in direzione delle risposte» VILLARICCA – Consueto appuntamento, alla biblioteca di Villaricca,


«Napoli ha posto mille domande sul mio percorso. Ho camminato in direzione delle risposte»

VILLARICCA – Consueto appuntamento, alla biblioteca di Villaricca, con il “caffè con l’autore”. Protagonista dell’incontro un giovane giornalista, oltre che grafico, opinionista, e se vogliamo, difensore della napoletanità: Angelo Forgione. Ad un anno dall’uscita del suo libro “Made in Naples”, l’interesse che suscita la sua “ecografia della civiltà napoletana” non sfuma. Sarà per il titolo in inglese, che non vuole restringere il campo al solo pubblico meridionale, o per il sottotitolo “come Napoli ha civilizzato l’Europa (e come continua a farlo)”, con cui il giovane autore vuole toccare la suscettibilità di qualche strenuo sostenitore dei meriti di altre realtà, italiane o europee. Fatto sta che la mela annurca nera della copertina non è ancora stanca di fare il giro delle città per urlare la sua indignazione.

«La mela annurca – spiega Forgione – è il simbolo del territorio campano, ed ho voluto che fosse nera perché arrabbiata, avvelenata, tetra, un po’ come noi napoletani in questi ultimi anni». Acceso e convinto difensore della cultura e della città partenopea, nel suo blog V.A.N.T.O (Valorizzazione Autentica Napoletanità a Tutela dell’Orgoglio) più volte si è scagliato contro i suoi concittadini che denunciano solo il marcio di Napoli e non ne decantano le infinite bellezze. «Bacchetto i napoletani che non amano la propria città perché non capiscono che essa non è solo camorra e spazzatura, ma anche cultura», si giustifica il giornalista. Non per questo si dice sentimentale o poco obiettivo nel racconto. E se la città partenopea compare nelle dediche come se fosse un padre, una madre, una donna che ama profondamente, tuttavia non è accecato dalle luci del golfo o dalla maestosità del Vesuvio, ma ne vede tutti i limiti e difetti.

Il suo è il punto di vista di un cittadino qualunque che cammina per le strade, è l’occhio di un curioso scopritore di retroscena che nessuno ha mai svelato, la sua è la mente instancabile di un caparbio studioso di storia ufficiale ed ufficiosa che vuole condividere le sue piccole grandi scoperte. Napoli che diffonde la sua cultura per le più grandi città europee e che le precede in certe conquiste (la previdenza sociale, la raccolta differenziata, i conti correnti bancari, le tangenziali urbane) non riusciamo proprio ad immaginarcela e allora Angelo Forgione ci porta per mano alla scoperta della bella Partenope, dando un senso alle sue affermazioni. Il suo libro è diviso in capitoli e, come spiega, «ciascuno di essi è come un mattone di un muro culturale che è stato distrutto negli ultimi secoli. L’unità d’Italia – prosegue – ha annullato la cultura umanistica perché chi ha fatto la Nazione aveva una cultura militare in cui nessuno si riconosceva».

Lo scrittore francese Jean-Noel Schifano che ha curato la prefazione di “Made in Naples”, l’ha definito “la Bibbia dei napoletani”. Il testo si concentra sui fattori artistici e storici dal ‘600 ad oggi, perché è allora che Napoli ha costruito quella cultura su cui si fonda e con cui ha influenzato, collaborando con altre città, il panorama cultuale europeo. Napoli diventa, nelle sue descrizioni, più interessante di Istanbul, più elegante di Parigi, più affascinante di Praga, ma pochi se ne rendono conto. «Se solo i napoletani si accorgessero che quello scrigno è sotto i loro piedi, diventerebbero il popolo più beato al mondo».