Caso Velella velella, il biologo Boero smentisce: « Non sono meduse ma polipi»

Caso Velella velella, il biologo Boero smentisce: « Non sono meduse ma polipi»

Intervista al noto professore di zoologia e biologia marina dell’Università del Salento. Che rassicura: «Non arrecano danno all’uomo ». Il fenomeno registrato


Intervista al noto professore di zoologia e biologia marina dell’Università del Salento. Che rassicura: «Non arrecano danno all’uomo ». Il fenomeno registrato anche in Liguria

GIUGLIANO – Il caso “meduse blu” sembra aver destato sospetto oltre che curiosità in tutti coloro che vedono l’estate alle porte e che vorrebbero capire in quali acque andranno a bagnarsi. Abbiamo chiesto al noto professore di zoologia e biologia marina presso l’Università del Salento, Ferdinando Boero, da cosa fosse dipeso questo improvviso fenomeno.

E’ preoccupante questo genere di medusa, trovata morente in un numero cospicuo, sulle rive del litorale domitio?

«Velella velella non è una medusa, innanzitutto. E’ una colonia di polipi, da non confondersi con i polpi, sono lo stadio del ciclo delle meduse che, di solito, vive attaccato al fondo. Dai polipi vengono prodotte le meduse; i polipi di velella, invece, formano una piastra chitinosa, con una vela sopra e se ne stanno sotto la superficie del mare. Producono piccole meduse che scendono verso gli abissi marini. Sono maschi e femmine, e si riproducono sessualmente. La larva scende verso le profondità marine ma poi, durante lo sviluppo, risale e quando è matura diventa la velella che conosciamo noi. La fase di polipo galleggiante compare alla fine dell’inverno-primavera (ora) e dopo aver liberato le meduse finisce sulle spiagge. Dunque è questo il fenomeno che si sta verificando attualmente.»

Se non sono pericolose, arrecano quantomeno danni minimi?

«Velella non è molto urticante, diciamo che non lo è affatto. In alcuni posti si mangia persino. Ha un nome comune (barchetta di San Pietro) e questo significa che fa parte della nostra cultura e che è conosciuta da sempre. In questi ultimi anni è stata più abbondante del solito. Non ci punge, ma ci può danneggiare. Le uova dei pesci spesso sono galleggianti, e sono proprio nella porzione di ambiente da cui velella trae nutrimento. Se dico tonno le viene in mente una scatoletta, giusto? Poi insisto e le viene in mente un grosso pesce. Sbagliato! Un tonno prima di tutto è un uovo galleggiante, diventa una piccola larva e poi uno stadio giovanile, e poi dopo tanto tempo diventa il grosso pesce che finisce in scatola. Lo stesso fanno tutti gli altri pesci. Velella li mangia quando sono uova e larve. Se ci sono miliardi di Velella, ci sono miliardi di uova e larve che, invece di diventare pesci, diventano velella.»

Nessun pericolo, insomma.

«Un altro importante esponente del mondo marino ha rilasciato qualche dichiarazione in merito al caso “Velella velella”. Marcello Guadagnino, biologo marino, direttore de Il Giornale dei marinai, una rivista sul mare, e ricercatore presso Ifremer. Si occupa, nella fattispecie, proprio di celenterati, sostenendo che quella dei Velella velella, è una specie innocua per l’uomo, costituisce un piccolo idroozo che vive nel mediterraneo. Le fioriture abbondanti accadono sempre dopo delle forti mareggiate, dovute al maltempo, una volta spiaggiate, non avendo propulsione e messe alla deriva, muoiono nel giro di pochi minuti. Una caratteristica che gli appartiene consiste nel cattivo odore che emanano dopo alcune ore. Gli aumenti di popolazioni possono provocare la mancanza di predatori di questo animale, una volta che in mare diminuiscono tartarughe e pesci, avviene di conseguenza un fenomeno di fioritura abnorme, addirittura esponenziale.»

A cosa è dovuto il loro colore così intenso?

Le Barchette di S. Pietro hanno un colore blu intenso dovuto alla presenza di particolari pigmenti (astaxantine) che le difendono dall’esposizione solare. Il fenomeno delle fioriture, in gergo scientifico, è chiamato bloom ed è dovuto ad innalzamenti della temperatura, e come poc’anzi detto, alla mancanza di predatori. Ad ogni modo, ripeto: non arrecano alcun danno all’uomo, anche se posseggono cnidocisti, ossia organelli urticanti, ma il loro potere tossico è blando e non rappresentano, assolutamente, un problema per gli esseri umani. Il consiglio di esperti ci invita a stare calmi e a non agitarci. Solo qualche giorno: un tuffo al largo e niente più meduse allo sbaraglio!»

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