Costretti a casa nonostante lo sgombero. L’odissea dei residenti del “Vico ‘E Miciano”

Costretti a casa nonostante lo sgombero. L’odissea dei residenti del “Vico ‘E Miciano”

Le famiglie di via Coppola accusano l’ente giuglianese: “Il Comune non ci ha dato una nuova sistemazione. Non erano questi i patti”. 


Le famiglie di via Coppola accusano l’ente giuglianese: “Il Comune non ci ha dato una nuova sistemazione. Non erano questi i patti”.  Guarda tutte le foto

GIUGLIANO – Il 13 marzo scorso i Vigili del Fuoco hanno consegnato ai residenti di due palazzine del cortile sito in via Mattia Coppola, meglio conosciuto come Vico E’ Miciano (stradina che collega via Aniello Palumbo a Corso Campano), corrispondente al numero civico 26, l’ordinanza comunale per lo sgombero del fabbricato. In realtà, in seguito a rilievi tecnici, si è appurato che soltanto uno dei due edifici risulterebbe pericolante a causa delle infiltrazioni d’acqua, precisamente 3 sul muro adiacente ad una delle case che affaccia sulla strada, e una subito all’ingresso del cortile. L’altra palazzina, in cui abitano solo extracomunitari, non è dunque al momento colpita dal problema.

Nel provvedimento scritto e firmato da uno dei commissari straordinari, si legge: “Preso atto che la situazione di pericolo per la sicurezza ed incolumità pubblica non è limitata ai soli occupanti, ma anche al transito pedonale e veicolare del tratto di strada antistante la zona interessata dai fenomeni di dissesto, ordina agli attuali occupanti degli immobili (…) di provvedere all’immediato sgombero degli appartamenti”. Il Vico E’ Miciano per questo motivo è chiuso al traffico da più di due mesi e lo stabile transennato. Nello stesso atto i residenti furono avvertiti che, in caso di inottemperanza all’ordine impartito, sarebbe stata inviata una comunicazione alla Prefettura di Napoli affinché procedesse con un’azione di sgombero forzato.

Gli abitanti del fabbricato non hanno mai abbandonato le loro case, ma non se ne sono stati con le mani in mano. Si recarono al Comune, dopo aver ricevuto la notifica di sgombero, dichiarandosi impossibilitati per questioni economiche a lasciare le abitazioni e cercare una diversa sistemazione. Vincenzo Liguori, che abita a piano terra dell’immobile con sua moglie, Immacolata D’agostino e sua figlia minore, racconta: «Ci dissero di cercare una casa e di non preoccuparci dei soldi, perché avrebbero provveduto loro all’anticipo dei tre pigioni solitamente richiesti e dei costi del trasloco. Trovato l’appartamento, siamo ritornati negli uffici dopo qualche settimana, e ci hanno liquidato dicendo che i soldi non ci sono e che se qualche conoscente o amico ce li avesse prestati, avrebbero restituito loro prima o poi il nostro debito». Neanche a dirlo, con i tempi che corrono, Vincenzo e Immacolata non sono riusciti a reperire i soldi necessari e neanche il proprietario di casa è disposto ad anticiparli. Così sono costretti a rimanere nella palazzina pericolante. «Abito qui da 28 anni, ho investito del denaro in questa casa e adesso non siamo più al sicuro», aggiunge Vincenzo, che, mostrandoci delle crepe nel muro, spiega: «Dal comune i tecnici sono venuti a fare dei rilievi, hanno gettato l’acqua e scoperto una piccola pendenza del pavimento. Hanno provveduto alle tre infiltrazioni presenti sul muro esterno, ma in casa mia non è venuto più nessuno e –prosegue- mia figlia piccola non dorme qui, non mi pare più il caso; non posso trasferirmi da nessuna parte, sono pensionato non riuscirei a coprire tutte le spese che comporta un trasloco».

Al piano di sopra abitano, invece, da 28 anni due anziani, Carolina D’Amore e Antonio Di Nardo, e i loro due figli. Loro una sistemazione l’hanno trovata e tra qualche settimana si trasferiranno, inutile dirlo, a loro spese. Si sono recati 15 giorni fa al Comune per chiedere quanto era stato loro promesso, ma si sono sentiti rispondere: «Soldi non ce ne sono, ve li daremo quando arriveranno». «Da dove usciranno?!- si chiede l’anziano- non si sa, fatto sta che non hanno mantenuto fede ai patti e se ne sono lavati le mani». Insomma, lo sgombero dell’immobile non è avvenuto, dalla Prefettura di Napoli non si è presentato nessuno per l’evacuazione forzata dell’edificio, provvedimenti delle istituzioni non ce ne sono stati, aiuti finanziari manco a parlarne, la strada è ancora chiusa: questa è l’attuale situazione, che speriamo si risolva al più presto, visto lo stato malsicuro dell’immobile.