In Gomorra Giugliano diventa come Casal di Principe. I commissari citino la serie tv per danni

In Gomorra Giugliano diventa come Casal di Principe. I commissari citino la serie tv per danni

Nell’ottava puntata del kolossal i Savastano pilotano le elezioni nella nostra città. Dopo la Terra dei Fuochi altro fango contro i giuglianesi.


Nell’ottava puntata del kolossal i Savastano pilotano le elezioni nella nostra città. Dopo la Terra dei Fuochi altro fango contro i giuglianesi. Si pensi a una class action

GIUGLIANO – Tutti i nomi sono di fantasia. Genny, Imma, Don Pietro, il clan dei Savastano. Così come gli espedienti narrativi: la fuga in Honduras, l’apertura di una nuova piazza di spaccio, la scalata al potere da parte di una donna. Ma non tutto è fiction. Non proprio. Nel cocktail di droga, criminalità e spettacolo che sta consacrando il kolossal tv Gomorra ai vertici dello share, c’è spazio pure per Giugliano. Giugliano, già. Con lo stesso nome. La stessa collocazione geografica. Come la conosciamo noi.

municipio-giuglianoNell’ottava puntata della serie, diretta da Claudio Cupellini, la città diventa un paesone dell’hinterland dove Genny decide di candidare a sindaco uno dei suoi uomini, tal consigliere Casillo. Il tutto con l’obiettivo di pilotare appalti per la costruzione di un grosso interporto. A qualunque costo: scambiando voti con promesse di lavori futuri, oppure circuendo la figlia del capo dell’opposizione locale per costringerla a cedere il  pacchetto di voti del padre. Risultato: l’uomo dei Savastano vince a Giugliano e il potere criminale trionfa nella città della Mela Annurca.

Se per la realizzazione della serie, i produttori e gli sceneggiatori si sono ispirati ai fatti di cronaca della faida di Scampia, non osiamo immaginare a quali personaggi o a quali vicende si siano ispirati per confezionare l’ottava puntata del kolossal (le dimissioni dell’ex sindaco Pianese? Le dichiarazioni di Pirozzi e Vassallo?). Già me li vedo, gli sceneggiatori, mentre spulciano fra i giornali a caccia dello spunto narrativo più truculento e congegniale alla trama del romanzone televisivo. Prendi la prima di Cronache, poi quella del Mattino, cerca su google e…zaccheté! Eccoti Giugliano, paese a nord di Napoli, 120mila abitanti, feudo del clan Mallardo dell’alleanza di Secondigliano e – udite, udite – commissariato da un anno per infiltrazione camorristica. Cosa volete di più? C’è tutto, ma proprio tutto, per farci una puntata intera del kolossal che sta spopolando su Sky e sui siti “pezzotti” della rete.

gomorra3Siamo contenti di questa bella pubblicità? Manco per sogno. Nell’immaginario nazional-popolare Giugliano è ormai un’altra Casal di Principe. Fra la campagna mediatica targata Terra dei Fuochi e il commissariamento balzato agli onori della cronaca nazionale, la vecchia città della Mela Annurca è diventata sinonimo di camorra e malaffare. Sia chiaro: non siamo un’isola felice. La criminalità organizzata c’è e le collusioni amministrazione-camorra pure. Però non di più e non di meno di tanti altri paesi dell’hinterland. E invece no. Sembriamo assai peggio. Per un’abile manovra politica consumata nei palazzi romani con la complicità di una parte politica locale disposta a tutto pur di cambiare i vertici del potere, dobbiamo scontare l’onta di un commissariamento che ha sequestrato il diritto di voto dei cittadini. Il tutto a seguito di un decreto di scioglimento che lo stesso Raffaele Cantone ha definito “fumoso” e di una procedura di dubbia legittimità finita sotto la lente di ingrandimento della Corte Costituzionale.

Questo non ce lo meritiamo. No. Non lo meritiamo proprio. Non vogliamo passare alla storia per essere la città della camorra. Non siamo Casal di Principe. E neanche Corleone. Non siamo la terra di Scarface. Siamo un paese pieno di problemi, inutile negarlo, ma abitato da decine di migliaia di cittadini onesti che con la criminalità organizzata non hanno nulla a che fare. Che hanno già dovuto sopportare la macchina del fango della Terra dei Fuochi e gli effetti collaterali inflitti ai danni dell’economia locale. I commissari ora alzino un po’ la voce. Facessero sentire le istanze della città. Anzi, facessero di più: citino i produttori della serie tv per danno all’immagine. Si impegnino a riabilitare la reputazione di Giugliano con la stessa solerzia con cui tantissimi politici e imprenditori, locali e non, l’hanno infangata negli ultimi vent’anni. E con loro, in una grande class action, si facciano avanti associazioni e cittadini giuglianesi.