L’Ecce Homo della Chiesa della Madonna del Carmine al Ritiro di Mugnano: riportata alla luce un’opera del XIX secolo

L’Ecce Homo della Chiesa della Madonna del Carmine al Ritiro di Mugnano: riportata alla luce un’opera del XIX secolo

Francesco Troncone dell’Archivio Storico Neapel racconta l’iter dal ritrovamento al restauro dell’opera conservata oggi nella chiesa di Mugnano MUGNANO – Una scoperta casuale


Francesco Troncone dell’Archivio Storico Neapel racconta l’iter dal ritrovamento al restauro dell’opera conservata oggi nella chiesa di Mugnano

MUGNANO – Una scoperta casuale quella dell’Ecce Homo, altrimenti destinata alla spazzatura. I tecnici dell’Archivio Storico Neapel si recarono nella Chiesa della Madonna del Carmine al Ritiro a Mugnano, per raccogliere tutte le foto del corredo artistico lì conservato. Insomma un semplice report fotografico per conservare le immagini nel database dell’associazione.

Chiusa in una stanza umida, abbandonata in un angolo, pronta per la rimozione (poiché si pensava fosse un’opera di scarso valore), la statua del Cristo è saltata subito agli occhi degli esperti. Il legno della scultura era completamente tarlato e consumato (a causa della lunga esposizione in un sito umido), il volto ricoperto da strati di carta macerata che si sfogliavano al tatto: c’era bisogno di un “pronto soccorso” immediato. Vista la difficoltà di ottenere sovvenzionamenti da parte del Comune, gli addetti ai lavori non si sono demoralizzati, ed hanno deciso di autofinanziarsi per riportare allo stato originale l’eccezionale scoperta. «C’è voluto più di un anno – spiega Francesco Troncone, che ha partecipato al restauro – ma alla fine siamo riusciti a recuperarla».

Durante l’accurata operazione, si è scoperto che l’Ecce Homo è stato sottoposto a ben 3 restauri, l’ultimo negli anni ’50-’60. «Il problema – spiega Troncone – è che nelle precedenti ristrutturazioni del manufatto si sono limitati a sovrapporre carta su carta, coprendo del tutto l’opera originale. È stato per questo necessario recuperare la conformazione originale della testa, che è stata negli anni deformata». Oltre ai 3 livelli di restauro è stata ritrovata anche un’iscrizione: “AD 1895” e la firma dell’artista, purtroppo illeggibile. La statua in cartapesta appartiene ad una scuola napoletana del XIX secolo, e dopo un anno di duro lavoro, sotto quei livelli di carta macerata ha rivisto la luce.

Gli archivisti fanno orecchie da mercante, ignorano le critiche e le puntualizzazioni dei cittadini che vorrebbero maggiori investimenti da parte dei comuni e degli enti preposti. Sapete come si dice, no? Mentre il medico decide, il malato muore. E allora, spiega Troncone: «sono necessarie, più che le lamentele, operazioni di restauro di emergenza, per permettere all’arte di continuare a vivere, anche in periferia». Questo l’unico scopo dell’Archivio Storico Neapel, che ha risanato, sempre a Mugnano, anche uno dei dipinti delle edicole votive sparse per le vie del paese. «Auspichiamo – conclude – che un giorno ci siano fondi per fare un lavoro eccellente, servono molti materiali costosi e specifici, intanto con le nostre opere di tamponamento aiutiamo i capolavori a sopravvivere». Anche in una realtà così poco attenta al patrimonio artistico locale.

Fonte foto: Archio Storico Neapel