Truffa del mattone, intascavano la caparra ma non consegnavano le case

Truffa del mattone, intascavano la caparra ma non consegnavano le case

Indagate 11 persone dell’hinterland. L’accusa è di associazione a delinquere, falso e sostituzione di persona. Vendite fittizie anche al centro di Napoli


Indagate 11 persone dell’hinterland. L’accusa è di associazione a delinquere, falso e sostituzione di persona. Vendite fittizie anche al centro di Napoli

HINTERLAND – Accusati di associazione per delinquere, falso e sostituzione di persona: 11 indagati, due le menti dell’operazione truffaldina, tre compartecipi e diversi complici, alcuni legati alla criminalità organizzata, tutti di Napoli e provincia. Il luogotenente dei carabinieri, Alberto Mancusi, ha condotto le indagini preliminari dell’inchiesta relativa alla vendita illegittima di due appartamenti.

Coinvolti nello scandalo i pregiudicati Luigi Caragallo e Domenico Basile, di Giugliano, organizzatori delle truffe, Luca Fernandez di Arzano, Emmanuele Caragallo di Villaricca e una donna di Giugliano, Angelina Saracino. Attori non protagonisti i napoletani Enrico Ottaviano, Rosario Cangemi, Maria Luisa Cangemi, Adriana Marchionne, Dario Ciccarelli e Vincenzo Castellone.

Due i colpi messi a segno: la prima vendita fittizia è stata quella di un appartamento di Napoli, in via Partenope, il 28 gennaio 2014 con una transazione fatta a Nocera Inferiore di 670 mila euro, prezzo di gran lunga inferiore al mercato. La seconda, sempre a Napoli, nel parco Alborino, rione Camaldoli, è stata conclusa con un profitto di 220 mila euro, dopo che i truffatori hanno mostrato all’acquirente la falsa procura speciale concessa dal proprietario ad un certo Marco Falco, una falsa identità utilizzata dal gruppo.

Nell’organizzazione criminale ciascuno aveva un compito ben preciso per portare a termine l’operazione che, secondo gli investigatori, si svolgeva sempre nello stesso modo: dopo un primo sopralluogo della casa con un possibile acquirente, i cinque indagati cercavano di convincerlo facendo leva sulle ottime condizioni dell’appartamento e sul vantaggioso prezzo dello stesso. Gli indagati si recavano alla Fineco e Che banca e riuscivano ad aprire conti correnti intestati a persone ignare, i cui documenti d’identificazione sono risultati duplicati con tanto di timbro e rilascio del comune di appartenenza. Fatta quest’operazione, riciclavano poi i profitti grazie a carte di prelievo e di pagamento elettronico Cartalis. Le indagini sono ancora in corso, perché non si esclude che la banda sia riuscita ad agire anche in altre zone della Campania.