Via Signorelle a Patria, regno del “sacchetto selvaggio”. Dove sono i militari?

Via Signorelle a Patria, regno del “sacchetto selvaggio”. Dove sono i militari?

Mercato, base NATO, automobilisti in corsa: qui sversa chiunque, e c’è chi per qualche spicciolo ti aiuta a svuotare il cofano GIUGLIANO


Mercato, base NATO, automobilisti in corsa: qui sversa chiunque, e c’è chi per qualche spicciolo ti aiuta a svuotare il cofano

GIUGLIANO – Era il 5 febbraio 2014 quando la Camera dei Deputati ha introdotto il decreto legge sulla Terra dei Fuochi per ovviare all’emergenza ambientale, introducendo il reato di combustione dei rifiuti. Cumuli di immondizia invadono ancora alcune strade dell’hinterland coinvolto nel disastro ambientale, ed il fatto che arrivino i camion a raccogliere (qualche volta puntualmente) i sacchetti gettati senza alcun criterio, non risolve del tutto il problema. Roghi e fumi tossici rendono ancora l’aria irrespirabile e a poco serve alzare il finestrino o chiudere le porte della nostra comoda casa per non respirare l’ennesimo vento nero dell’atto vandalico.

Ci troviamo in via Signorelle, nei pressi di Lago Patria, nella strada dove il giovedì i mercatali montano le loro bancarelle, alle spalle della sede della NATO. Un extracomunitario su una sedia di plastica vedendoci allo sbocco della via ci invita ad avvicinarci. Fraintende le nostre intenzioni, è convinto che siamo venuti per sversare qualcosa. L’uomo, che guadagna pochi spiccioli per svuotare il cofano delle auto piene di rifiuti di ogni genere, ci racconta che spesso i “pirati dell’immondizia” non accostano, ma in corsa, comodamente seduti, lanciano il sacchetto dal finestrino. La montagna della spazzatura non ci mette molto a crescere dopo che i camion delle nettezza urbana sono passati a sgomberare la zona.

«I problemi sono tanti – afferma una donna che abita in quelle zone – siamo costretti ad inseguire le auto sospette, sostituendoci a chi dovrebbe vigilare. Uomini, donne, anziani, cooperative, gettano qui non solo rifiuti solidi urbani. E poi ci sono gli americani della NATO che usano questa strada come una discarica, i mercatali del giovedì che lasciano il posto un immondezzaio. È vero che questi hanno un accordo con una ditta, ma il guaio è che non facendo gli ambulanti la differenziata, i camioncini che vengono a ritirare la spazzatura gettano tutto insieme».

Ma chi dovrebbe controllare? Ad aprile la Prefettura ha inviato un centinaio di militari per, si diceva, presidiare le zone del casertano e del napoletano al fine di prevenire e reprimere i reati ambientali. C’è chi dice che non li abbia mai visti. Ma quale sarebbe il loro compito? Essi sono stati costituiti più che altro come un gruppo per il monitoraggio, per realizzare una mappatura dei terreni inquinati. Allora perché parlare di presidio, se si recano sul posto, scattano qualche foto per il censimento delle aree a rischio e vanno via? Le pattuglie insomma se ci sono, noi non le abbiamo mai viste. Di certo, non guasterebbe una corretta informazione e un po’ meno pigrizia da parte dei cittadini. Sarebbe più semplice per tutti gettare indistintamente i rifiuti in un unico bidone, ma cosa ci guadagniamo? Lamentiamo l’indifferenza dello Stato, l’irreversibilità dell’inquinamento della nostra terra, l’abuso perpetrato ai nostri danni dalle grandi aziende del Nord, per poi scoprire che ad inquinare la terra di tutti è il nostro vicino di casa. E se è vero che il problema non sono i rifiuti solidi urbani, nello stato d’emergenza in cui ci troviamo, nulla andrebbe sottovalutato.