Ciro Esposito fatto fuori perché napoletano. Il calcio non c’entra

Ciro Esposito fatto fuori perché napoletano. Il calcio non c’entra

La campagna d’odio nei confronti dei partenopei ha fatto un’altra vittima. I primi assassini di Ciro sono stati i media e la


La campagna d’odio nei confronti dei partenopei ha fatto un’altra vittima. I primi assassini di Ciro sono stati i media e la politica nazionale

NAPOLI – Ciro Esposito non ce l’ha fatta. Sparato nel pre-partita della finale di Coppa Italia, Napoli-Fiorentina, dall’ultrà romanista Daniele De Santis, alle prime ore del mattino il 30enne di Scampia è morto al Policlinico Gemelli di Roma dove era ricoverato in coma irreversibile.

La maggior parte dei media sono unanimi sul movente: Ciro è morto per una partita di calcio. Già, un agguato premeditato contro un gruppo di ragazzi napoletani fatto passare per uno scontro tra tifoserie finito male. Ma sarebbe la soluzione più comoda, l’alibi più adatto per coprire le vere ragioni che hanno armato De Santis di odio, prima che di una pistola.

napoli is not italyLa morte di Ciro non ha nulla a che vedere con la partita Napoli-Fiorentina. De Santis era romano e romanista. La Roma non giocava. De Santis non capeggiava un gruppo di tifosi diretti allo stadio. Quel maledetto pomeriggio del 3 maggio lui e la partita erano due eventi lontanissimi, distanti, irrelati. Insieme ad altri criminali De Santis aveva preparato un agguato con un obiettivo preciso: fare male a qualche napoletano.

Ciro Esposito è morto perché napoletano, dunque. Non perché tifoso di una squadra. L’evento calcistico è stato solo un pretesto come un altro per sfogare quell’odio etnico verso i napoletani favorito ed avallato da una vile campagna mediatica protratta nel tempo. Una campagna d’odio fatta di editoriali, punzecchiature, servizi ai tg, che punta il dito ogni qual volta ci sia di mezzo un partenopeo.

Quella stessa campagna d’odio che fa passare i cori contro Balotelli come un atto razzista e quelli contro i napoletani in tutti gli stadi d’italia come semplice sfottò. Quella stessa campagna d’odio che sputa fango contro la Terra dei Fuochi e fa dei napoletani la somma di immondizia-rifiuti tossici-camorra (Mario Adinolfi docet). Quella stessa campagna mediatica che con il contributo di trent’anni di leghismo anti-meridionalista ha fatto gridare di gioia alcuni utenti su facebook alla notizia della morte di 40 napoletani nella tragedia del bus in Irpinia.

Gli esempi sono tanti. Tantissimi. Troppi. Allora, mettendo da parte la responsabilità del singolo episodio, che chiamerà in causa il Prefetto di Roma per la gestione vergognosa dell’ordine pubblico, nonché il Ministro dell’Interno e le forze dell’ordine, resta chiara e evidente la responsabilità dei media e della politica nazionale nell’aver tollerato, giustificato e quindi alimentato l’odio “etnico-razziale” nei confronti della napoletanità e dei napoletani a partire dalle curve degli stadi. Sono loro, prima di tutti, i veri assassini di Ciro Esposito.