«Morto per la lentezza dei medici», caso di malasanità ad Aversa

«Morto per la lentezza dei medici», caso di malasanità ad Aversa

Dall’autopsia emergerebbe un particolare inquietante: organi espiantati senza autorizzazione AVERSA – L’esito dell’autopsia sul corpo senza vita di Emanuele De Carlo, operaio


Dall’autopsia emergerebbe un particolare inquietante: organi espiantati senza autorizzazione

AVERSA – L’esito dell’autopsia sul corpo senza vita di Emanuele De Carlo, operaio 56enne, avrebbe evidenziato la responsabilità di cinque medici dell’ospedale di Aversa. E’ quanto dichiarato stamani dalla figlia maggiore di De Carlo, Caterina, che ha spiegato come la mancata solerzia dei cinque medici nel trasferire il padre in un altro nosocomio abbia fatto diminuire le sue probabilità di sopravvivenza.

Lo scorso 27 dicembre Emanuele De Carlo, muratore 56enne di Sant’Antimo, era stato ricoverato per un malore al petto prima alla clinica “Pineta Grande” di Castelvolturno e poi al “San Giuseppe Moscati” di Aversa, dove la gravità della situazione costrinse i sanitari a trasportarlo presso l’ospedale irpino dove morirà poco dopo. Un trasferimento che però oggi, stando all’esame autoptico disposto dalla magistratura irpina, è considerato a dir poco tardivo e causa della morte.

L’ennesimo caso di malasanità, insomma, a cui si aggiunge un particolare agghiacciante: nel corso dell’autopsia sarebbero stati prelevati dal cadavere di De Carlo alcuni organi tra cui il cuore. Ad affermarlo il dottor Santo Carlea, perito di parte della famiglia De Carlo. La famiglia del defunto non avrebbe però autorizzato alcun espianto ed ha quindi presentato una denuncia presso la Procura di Napoli Nord.