Volontariato a Calcutta: la decisione coraggiosa di 6 ragazzi di Marano e Villaricca

Volontariato a Calcutta: la decisione coraggiosa di 6 ragazzi di Marano e Villaricca

“Quest’anno preferiamo la missione alle mete estive”, paure ed aspettative di giovani che hanno scelto di donarsi ai meno fortunati VILLARICCA, MARANO


“Quest’anno preferiamo la missione alle mete estive”, paure ed aspettative di giovani che hanno scelto di donarsi ai meno fortunati

VILLARICCA, MARANO  C’è chi le vacanze le ha prenotate già da un po’e chi ha già esaurito le energie alla ricerca di una meta paradisiaca a basso costo. Agosto è ormai stanco delle aspettative della gente. Come può un mese solo cambiarti la vita, rigenerarti, cullarti, viziarti, farti divertire?

Quest’anno però, il mese più caldo dell’anno forse ce la farà a soddisfare le richieste dei ragazzi della parrocchia San Francesco d’Assisi di Villaricca e quella della San Ludovico d’Angiò di Marano. Tutti vogliono viaggiare in prima, diceva il testo di una famosa canzone di Ligabue, loro no. Sognano di condividere un pezzo di strada con qualcuno che di certo non dimenticheranno mai. Saranno 15 giorni che in tutta la loro vita non riusciranno probabilmente a paragonare a nient’altro. Perché hanno deciso di investire. Non soldi, ma energie. Non speranze vane, ma tempo prezioso. Volano a Calcutta come volontari.

Per Maria Mirante e Mariacristina Palumbo tutto è cominciato durante un incontro della settimana biblica organizzata dal loro parroco della San Francesco d’Assisi di Villaricca, padre Giuseppe Tufo che invitò don Ciro Russo, sacerdote della parrocchia di Marano, la San Ludovico d’Angiò, a parlare della carità. Quante cose aveva da raccontare quel sacerdote che aveva toccato con mano la povertà e sperimentato la donazione di sé. Nel 2001 era stato a Calcutta per poi ritornarci l’estate scorsa con un gruppo di 9 ragazzi scelti: constatò che nulla era cambiato in più di 10 anni, lo stesso degrado e la stessa povertà colpivano ancora i bambini e i villaggi di quel pezzetto di India.

Mariacristina spiega così quell’attimo emozionante in cui si sentì chiamata dalle parole di don Ciro: “Quando è finita la mia storia di fidanzamento durata molti anni, ho potuto dedicarmi anima e corpo a quello che più amo fare, donare. Lui non capiva e non condivideva questo mio modo assoluto di dedicarmi al prossimo. Così oltre ad essere educatrice ACR in parrocchia sentivo che dovevo fare di più. Una volta alla settimana ho cominciato ad andare a Scampia in un’associazione Onlus che segue i bambini nel doposcuola. È stato un crescendo, forse per questo quella sera mi sembrò di aprire finalmente gli occhi e di capire cosa mi stesse chiedendo Dio”. La giovane studentessa non nega tutte le paure che hanno accompagnato il suo sì, ma specifica che dopo qualche giorno aveva già accettato la sfida. “Scoppiai a piangere quando con don Ciro, io e Maria andammo dal parroco per confrontarci con lui”. Don Giuseppe Tufo ha un motto che ripete sempre ai giovani: “Dio non chiama i capaci, ma rende capaci i chiamati”. Quale risposta migliore per incoraggiare due ragazze che sentono di star facendo una cosa molto più grande della loro giovane età? Maria, educatrice giovanissimi racconta invece la reazione di suo padre che, convinto in un primo momento che la figlia volesse trasferirsi definitivamente a Calcutta, tira un sospiro di sollievo sapendo che sono solo 15 giorni. “Mia madre invece- spiega- accende tutti i giorni un cero alla Madonna e mi sta accompagnando con la sua preghiera quotidiana”. Parla poco di sé, non le piace autocelebrarsi e la infastidiscono gli eccessivi commenti di chi la incontra: “Tornerai santa- mi dicono- io mi faccio una risata”.

Le storie delle due coppie che partono da Marano, Biagio Napolano e Ida Musella, Alessandra Vanacore e Marco Aurilia, sono molto diverse. Ida, che tiene i corsi per l’insegnamento dell’italiano agli stranieri nella sua parrocchia, spiega che l’anno scorso lei e il suo fidanzato hanno già vissuto l’esperienza di Calcutta: “È stata così forte che ha annullato ogni scetticismo e preoccupazione. Temevo che non ce l’avremmo fatta ad affrontare le difficoltà oggettive a cui lì vai incontro tutti i giorni, dal farti una doccia al sostenere moralmente tutta la miseria con cui entri in contatto”. A vedere Marco invece non direste mai che è stato lui a volere fortemente questo viaggio. Prende bonariamente in giro i suoi compagni di avventura per l’eccessiva spiritualità e ama il divertimento.

Tra vaccini, incontri motivazionali (durante i quali guardano i video delle precedenti esperienze) e momenti di condivisione, i ragazzi hanno cercato di prepararsi per quanto sia possibile a quello che li aspetta a Calcutta e a Hyderabad dal 17 al 30 agosto. Don Ciro, che accompagnerà i ragazzi, vuole iscriverli da qui all’associazione che si occupa del volontariato. I sei ragazzi saranno smistati lì dove ce ne sarà bisogno: negli ospedali, nelle case famiglia, nei villaggi. Intanto le due parrocchie hanno organizzato spettacoli e aste di beneficenza per raccogliere denaro e acquistare in Italia le medicine da portare in India.

Se tutti volessimo viaggiare in prima staremmo un po’stretti, così c’è qualcuno che ha deciso di condividere quell’ultima classe dimenticata dagli uomini, “solo” per capire a fondo cosa c’è aldilà del nostro naso abituato e assuefatto ai profumi di casa.