Cesare Basile, è mistero sulla sua morte. Un buco da 45 minuti

Cesare Basile, è mistero sulla sua morte. Un buco da 45 minuti

Le indagini della DDA di Napoli si muovono a tutto campo. Non si esclude nessuna pista. Ma l’agguato di camorra è quella

@Armando Di Nardo

Le indagini della DDA di Napoli si muovono a tutto campo. Non si esclude nessuna pista. Ma l’agguato di camorra è quella più probabile

GIUGLIANO – 45 minuti. 2700 secondi che davanti agli inquirenti si stagliano davanti come un buco nero. E’ il lasso di tempo trascorso tra le 10 e 15, momento in cui l’imprenditore Cesare Basile si era congedato dall’ex assessore provinciale al Turismo nonché amico Antonio Di Guida, e le 11, ora del ritrovamento del suo cadavere. Cosa sia successo di preciso in quei frangenti è un mistero, un giallo su cui gli investigatori della DDA di Napoli cercheranno di fare luce nei prossimi giorni.

Nel groviglio di ipotesi, però, un fatto è certo: Cesare Basile avrebbe dovuto incontrare suo figlio Claudio e un commercialista. Ma quell’incontro non è mai avvenuto. Al bar Il Borgo Di Licola, dove i tre avevano appuntamento, qualcosa deve essere andato storto. Secondo una prima ricostruzione, l’imprenditore 68enne è stato sequestrato, forse attratto con l’inganno da persone a lui vicine o conosciute, per poi essere freddato lontano da occhi indiscreti in una stradina sterrata di Varcaturo con 3 colpi di pistola calibro 22. Uno alla giugulare e due alla testa. Un quarto bossolo di proiettile è stato ritrovato vicino al cadavere, ma inesploso. Segno che durante gli spari l’arma si è inceppata.

Intanto, mentre si consuma la tragedia, il figlio di Cesare, Claudio, ignaro di quell’atroce agguato, arriva al luogo dell’appuntamento. Ma non trova nessuno. Chiama dunque l’ex assessore Di Guida per chiedere spiegazioni: “Mio padre al bar non c’è. Ne sai qualcosa?”. Dall’altra parte il politico maranese non riesce a spiegarsi nulla. Pochi minuti dopo lo stesso Claudio avrebbe richiamato Di Guida per dirgli che il cadavere del padre era stato ritrovato adagiato senza vita poco distante, sotto a un albero, a una manciata di metri dal ristorante Di Francia.

Per ora gli inquirenti non escludono nessuna pista. Neanche quella, meno probabile, della rapina. Ma le modalità di esecuzione dell’omicidio non lasciano spazio a dubbi: in cima alle ipotesi c’è l’agguato di camorra. Il movente resta oscuro, così come le circostanze della morte. Gli inquirenti passeranno al setaccio tutta la vita e le relazioni personali della vittima. A partire dagli affari in Magic World,  il grande parco acquatico che, prima di passare nelle mani di Turrà e Basile col nome attuale,  si chiamava Acqua Flash e fu messo su grazie ai finanziamenti per i mondiali di Italia ’90 intercettati da una cordata di imprenditori, tra cui Credentino di Marano e la famiglia Russo di Giugliano. Una storia non chiara, quella del parco, già all’epoca finito sotto i riflettori della magistratura, tanto che diede vita ad un processo a carico di amministratori e dirigenti dell’ufficio tecnico del Comune. Cambiato l’asse proprietario, dopo un periodo florido per gli affari, il Magic World è stato travolto dalla crisi economica e ora è in amministrazione controllata. Non si esclude dunque che sotto la lente degli inquirenti sia finita proprio la situazione debitoria della struttura. Un intrico di relazioni e contatti, soldi e compromessi. Un puzzle difficile da ricostruire. E non è detto che alla fine venga fuori la verità.