La morte di Salvatore, quando a crollarti addosso è un’intera città

La morte di Salvatore, quando a crollarti addosso è un’intera città

Il 14enne è morto in maniera assurda. Ma dietro il crollo di sabato c’è un groviglio di competenze e responsabilità. Chi ha


Il 14enne è morto in maniera assurda. Ma dietro il crollo di sabato c’è un groviglio di competenze e responsabilità. Chi ha sbagliato deve pagare

Si può morire in tanti modi. Per un tumore (nella Terra dei Fuochi è la prassi). Dopo un infarto. In un incidente stradale. In un conflitto a fuoco. La vita di ciascuno di noi può finire nelle circostanze più strambe e inimmaginabili. Poi però ci sono quelle morti per le quali non riesci proprio a trovare una spiegazione e finisci a fare a cazzotti con i grandi interrogativi dell’esistenza, semmai scomodando il destino avverso, la Divina Provvidenza o il Padreterno.

Ecco, questo è il genere di interrogativi che ci poniamo tutti di fronte al decesso di Salvatore Giordano, il 14enne morto dopo che un pezzo di cornicione grosso quanto una casa gli è piombato addosso sabato scorso nella Galleria Umberto di Napoli. Perché lui. Perché un 14enne. Perché durante una passeggiata con gli amici. Perché un ragazzo che non aveva niente a che fare con quel cornicione piovuto dal cielo in quel preciso istante di quel preciso pomeriggio d’estate.

Già, l’identificazione scatta automatica. Ti vedi tu, o vedi semmai tuo figlio, o tuo nipote, passeggiare lungo quella galleria bellissima e piena di vetrine e bar che avrai percorso almeno cento volte nella tua vita e che per chi va al centro di Napoli è quasi un passaggio obbligato, un rituale. Ti vedi lì, insomma, come in tante altre circostanze e proprio fai fatica a credere che un pezzo di intonaco ti possa precipitare addosso da un momento all’altro, mentre fai altro, mentre semmai ridi, scherzi, ti godi con i tuoi amici il sole delle sei che ti inonda la faccia. Non lo concepisci, non lo immagini. Come se un meteorite crollasse da Alpha Centauri sul tetto della tua casa. Quante possibilità ci sono che questo accada?

galleria umberto2Ma per quanto sia assurda la morte di Salvatore (come per altri aspetti potrebbe essere quella di Ciro, il trentenne napoletano preso a pistolettate nel pre-partita di una finale di Coppa Italia), non dobbiamo mai dimenticarci che dietro fatti umani ci sono spiegazioni umane. E la morte di Salvatore ne ha. E parecchie. Proprio in queste ore c’è chi punta il dito contro De Magistris, le istituzioni, lo Stato, o contro una città maledetta tanto bella quanto atroce. Ma è ancora un vociare confuso, dettato dalla disperazione e dall’incredulità. Una giostra di emozioni che viene naturale tirare fuori quando c’è un morto di mezzo.

Certo è che, quando la tragedia sarà passata (ma non per questo digerita), tra qualche giorno, a mente lucida e fredda, lo capiremo. Capiremo che dietro quella morte assurda c’è già una Procura che si è mossa per individuare i colpevoli. Perché un frontone della facciata esterna di un edificio storico come la Galleria Umberto di Napoli, in pieno centro, non cade per caso. C’è una Sovrintendenza ai beni architettonici, c’è un Ufficio Tecnico della Sicurezza Abitativa e del Patrimonio del Comune di Napoli. Ci sono controlli di routine e attività di messa in sicurezza che vanno fatti. Roba umana, del pianeta Terra. Un groviglio di competenze burocratiche e amministrative che i magistrati di Napoli dovranno sbrogliare.

Sarà invece più difficile sbrogliare il fallimento di una città che non sa badare alle sue opere e all’incolumità dei suoi cittadini, quel fallimento per cui interi quartieri versano in stato di degrado e abbandono, il patrimonio mondiale dell’Unesco di Pompei cade a pezzi, il parco di Liternum a Lago Patria è consegnato alle erbacce e all’immondizia. Il fallimento che chiama in causa tutti: cittadini, istituzioni locali e regionali.

Diciamolo chiaro e tondo, allora: Salvatore non è morto per assurdità. E’ assurdo che qualcuno prima di lui abbia sbagliato e non abbia garantito la manuntenzione di un edificio del centro storico affollato ogni giorno da migliaia di cittadini e di turisti. La Provvidenza o il destino almeno questa volta non c’entrano. L’incredulità di fronte all’inspiegabile ceda il passo alla rabbia e alla voglia di giustizia di un’intera città.