Ordine di arresto per Luigi Cesaro. Rapporti coi casalesi e appalti pilotati

Ordine di arresto per Luigi Cesaro. Rapporti coi casalesi e appalti pilotati

L’ex Presidente della Provincia accusato dal pentito Luigi Guida in relazione ad alcuni appalti assegnati a Lusciano   NAPOLI – La DDA di


L’ex Presidente della Provincia accusato dal pentito Luigi Guida in relazione ad alcuni appalti assegnati a Lusciano

 

NAPOLI – La DDA di Napoli ha inviato alla Camera dei Deputati una richiesta di arresto per Luigi Cesaro, deputato di Forza Italia. L’ex Presidente della Provincia di Napoli è al centro di un’inchiesta su presunte irregolarità nella concessione di appalti nel Comune di Lusciano a ditte riconducibili al clan dei casalesi.

Secondo l’accusa, supportata dalle dichiarazioni del pentito Luigi Guida, alias “’O Drink”, ex reggente della fazione Bidognetti, grazie ai fondi per il Pip – Piano insediamento produttivo – furono assegnati due appalti a imprese della famiglia Cesaro su pressioni del clan e grazie alla complicità di esponenti della politica, tra cui l’ex Udeur Nicola Ferraro, e del Comune di Lusciano.

In particolare, riferisce Guida, i Cesaro si sarebbero accordati con il clan per ottenere, come “impresa di riferimento” dell’organizzazione, i lavori per il Pip e per la costruzione del Centro Sportivo Natatorio Polivalente. In cambio, al clan sarebbe stato corrisposta una percentuale. L’accordo fu raggiunto con l’intermediazione di Ferraro.  L’ordinanza, eseguita dai carabinieri del reparto operativo del Comando provinciale di Caserta, configura i reati di concorso esterno in associazione per delinquere di stampo mafioso, concorso in turbata libertà degli incanti e illecita concorrenza con violenza e minaccia aggravati dall’aver agevolato il clan dei Casalesi, fazione Bidognetti.

Cesaro fu già indagato nell’ottobre 2012. All’epoca si era dimesso da Presidente della Provincia per scegliere il seggio al parlamento. Per lui fu varata una complicata procedura di decadenza in modo da consentire alla giunta e al consiglio provinciale di Napoli di rimanere in carica fino al 2014 con un facente funzioni.