«Qui si muore di degrado, e intanto la città si scioglie con la pioggia», ci scrive una lettrice da Marano

«Qui si muore di degrado, e intanto la città si scioglie con la pioggia», ci scrive una lettrice da Marano

Ecco tutte le foto inviate alla nostra redazione: alberi caduti, tombini saltati e voragini a centro strada MARANO – Il lutto cittadino


Ecco tutte le foto inviate alla nostra redazione: alberi caduti, tombini saltati e voragini a centro strada

MARANO – Il lutto cittadino è proclamato in tristi occasioni di particolare rilievo, o perché il decesso di qualcuno avviene in contesti fuori dell’ordinario come per le calamità, o per le particolari qualità della persona deceduta. E cosa è più fuori dell’ordinario della morte di quello che è poco più di un bambino? Chi ha migliori qualità potenziali di un ragazzo di quattordici anni? Gli amministratori, sull’onda del giustificatissimo trasporto emotivo, hanno proclamato, in occasione della morte di Salvatore e di Giulia, una giornata listata di nero, a riconoscimento dell’assurdità di queste perdite. O dovrebbe essere così. E invece?

E invece troppo comuni sono in questo paese, in questa città e in questa regione le morti “inusuali”, e maggiore dignità avrebbero ai miei occhi coloro che si occupano della cosa pubblica se davanti a tali accadimenti, semplicemente, tacessero. Facciamo festa piuttosto quando qualcuno riesce a morire di morte naturale, non di alberi, di cornicioni, di buche, di veleni ché queste, benché la nostra rassegnazione dica altrimenti, non sono malattie. Morire di degrado è indegno di una civiltà evoluta, morire per incuria dovrebbe ripercuotersi su chi della cosa di tutti si è fatto carico, le dimissioni dovrebbero essere l’unica strada possibile.

E mentre il cordoglio attraversa Marano la pioggia fa lo stesso e la mostra idrosolubile. Un albero cade nella zona dei Camaldoli, ma lo sanno tutti quella è zona di confine tra comuni e quindi è di nessuno, troppo facile dire “la colpa è tua”, via Casalanno è simile a come immagino una strada dopo una guerra e mette a rischio l’incolumità di chiunque vi transiti, come pure il resto di tutto il manto stradale di tutte le altre strade del comune.

Devi avere paura del cielo e della terra qui, del calcinacci e delle buche piene d’acqua che si mimetizzano. Paura che un figlio di quattordici anni muoia, ma non è successo qui. Non ancora. Per fortuna. E le voragini delle strade, i pezzi di cemento abbandonati sul ciglio delle vie cittadine, gli alberi, la discarica sotto il naso aspettano, pazienti. Ma se morire di vecchiaia diventa un lusso dobbiamo aspettarci che a quello, in futuro, sarà riservato il lutto cittadino?