Intervista al pizzaiolo più bravo del mondo: “Altro che Terra dei Fuochi, i nostri prodotti sono i migliori”

Intervista al pizzaiolo più bravo del mondo: “Altro che Terra dei Fuochi, i nostri prodotti sono i migliori”

Parla Valentino Libro, il 28enne che ha vinto il Trofeo Caputo. Dopo una lunga gavetta iniziata a tredici anni, oggi la conquista del titolo.


Parla Valentino Libro, il 28enne che ha vinto il Trofeo Caputo. Dopo una lunga gavetta iniziata a tredici anni, oggi la conquista del titolo. Il segreto? Tanta passione e amore per la sua terra

MARANO – «Ancora non mi rendo conto di aver vinto, sta accadendo tutto troppo velocemente». Sono queste le prime parole che ha detto Valentino Libro, 28 anni, da circa una settimana campione del mondo dei pizzaioli (LEGGI IL NOSTRO ARTICOLO). «È strano essere riconosciuto per strada, essere invitato in televisione, fare le interviste, ancora mi ci devo abituare». Ha uno sguardo deciso Valentino, nei suoi occhi si intravede la consapevolezza di avercela fatta, ma anche la determinazione di voler raggiungere traguardi ancora più alti.

Come sei arrivato a diventare pizzaiolo?

«Non ero particolarmente portato per lo studio e così mio padre mi ha consigliato di diventare pizzaiolo, mi ha indirizzato, mi ha trovato il primo posto di lavoro. A lui va il mio grazie più grande, se oggi sono quello che sono lo devo unicamente a lui. Mio padre è sicuramente la persona a cui mi ispiro, il mio modello in assoluto: è partito dal nulla e si è creato un’azienda e un futuro stabile per me e mia sorella, mi ha insegnato tutto. In pratica sono diventato pizzaiolo per caso, ma ho amato subito questo lavoro. Ho iniziato a 13 anni,  all’inizio è stata dura: per oltre un anno non sono stato pagato, anche se lavoravo quasi 10 ore al giorno, ma non mi sono mai arreso. Ho lavorato in tantissimi ristoranti della provincia e del centro, sono stato un anno e mezzo a Instanbul, una città fantastica con una cultura affascinante. In questi anni non ho avuto un vero e proprio mentore, ho preso un po’ da tutti, cercando di prendere il buono dalle tante persone che ho incontrato.»

Che progetti hai per il futuro?

«Sono già il direttore del ristorante in cui lavoro. In futuro mi piacerebbe aprire una catena di ristoranti. Ho vinto il titolo, ma non mi sento arrivato: bisogna sempre mirare in alto senza distruggere gli altri. Cercherò di diventare sempre più bravo, nella vita non bisogna mai fermarsi.»

Qual è la tua specialità?

«La Margherita Stg (Specialità Tradizionale Garantita), marchio riconosciuto dall’Unione Europea nel 2009. E’ la pizza con cui ho vinto, per farla bisogna utilizzare i prodotti migliori della nostra terra, come i pomodori di san Marzano, l’olio extravergine, la mozzarella di bufala campana e così via.»

Cosa credi ti abbia fatto vincere il titolo?

«L’amore e la passione ovviamente, ma sono stati fondamentali anche i prodotti che ho utilizzato. La scelta più importante è stata quella della farina, sembra strano lo so, ma la farina è l’elemento fondamentale per cucinare una buona pizza. Quella che ho scelto viene lavorata in modo particolare, con una macinazione lenta che consente di non perdere amidi e proteine. In pratica non si usano additivi, ma solo frumento.»

La scuola napoletana di pizzaioli è ancora la migliore al mondo?

«La pizza nasce e muore a Napoli. Ovviamente bisogna utilizzare i prodotti campani, della nostra terra. Si parla tanto di Terra dei Fuochi, ma sono fermamente convinto che i nostri prodotti siano ancora i migliori al mondo. Cercano sempre di sminuirci, ma noi napoletani dobbiamo batterci e cercare di valorizzare al massimo i nostri prodotti in tutto il mondo. Noi napoletani siamo un popolo adattabile e la pizza ci rappresenta in pieno in questo senso: con acqua e farina, due ingredienti tra i più “poveri” riesco a fare qualcosa di buonissimo. Spero che al più presto la pizza diventi patrimonio dell’Unesco.»