Agricoltura, la Terra dei Fuochi non ha inciso. Ma è comunque crisi: -65%

Agricoltura, la Terra dei Fuochi non ha inciso. Ma è comunque crisi: -65%

Il problema principale di quest’anno è stato il cambiamento climatico. Ma Coldiretti e Mog affermano in coro: “Siamo abbandonati, la politica deve


Il problema principale di quest’anno è stato il cambiamento climatico. Ma Coldiretti e Mog affermano in coro: “Siamo abbandonati, la politica deve fare di più”

GIUGLIANO – C’è innanzitutto una nota positiva da segnalare alla chiusura della stagione estiva 2014: la cosiddetta Terra dei Fuochi non ha inciso sul fatturato. L’agricoltura giuglianese, infatti, sembra aver rialzato la testa dopo il clamore mediatico sul disastro ambientale e la relativa interdizione dei terreni a rischio contaminazione. Ciononostante la crisi si è sentita e come, ma è dovuta da altri fattori.

“Veniamo da stagioni “sballate”, la Terra dei Fuochi non c’entra nulla – afferma Vincenzo Di Nardo, presidente Coldiretti Giugliano – Il fattore climatico ha dunque squilibrato la normale produzione. La frutta quindi ha acquisito un sapore diverso, un aspetto non ottimale e questo ha comportato un calo del fatturato del 60-65%, ma il problema credo sia europeo”.

“Se posso lamentare qualcosa – aggiunge Di Nardo – sicuramente devo dire che c’è un’assenza della politica e del mondo universitario. Manca un organizzazione sistematica, non ci sono studi di settore che incentivino l’agricoltura. Avete visto nell’ultima puntata de “Le Iene” i nostri commissari che bella figura ci hanno fatto fare? Fortunatamente – continua – c’è un ritorno dei giovani all’agricoltura. Ricordiamo che questo settore a Giugliano dà lavoro a circa 7mila persone e la politica deve fare di più”.

Poi il presidente Coldiretti lancia l’allarme sicurezza: “Non è possibile che nelle nostre aziende subiamo 2-3 tentativi di rapina a settimana. Anche da questo punto di vista dovremmo essere più tutelati, sembra essere tornati negli anni ‘30”.

Al Mercato Ortofrutticolo la musica non cambia. Qui riescono a tirare avanti solo le aziende più grandi che lavorano 365 giorni l’anno. “C’è la stata la preoccupazione di perdere tutto per il clamore mediatico sulla questione rifiuti – rivela Luigi Sepe, socio della Gielleffe S.r.l. – ma fortunatamente questo fattore ha inciso meno di quanto si pensasse”.

Anche al Mog, però, confermano i disastri causati dal maltempo ed anche qui si registrato un calo del 60-70%.

“C’è poi da dire che questo mercato non viene sfruttato al massimo – rivela Sepe – Resta un’area del polo ancora abbandonata che potrebbe incrementare la nostra produzione. Manca un direttore da circa 10 anni – conclude – ma con l’attuale fase di stallo politico il rilancio è una chimera”.