“Garanzia Giovani”, la nuova frontiera del lavoro in Campania. Parla l’assessore Nappi

“Garanzia Giovani”, la nuova frontiera del lavoro in Campania. Parla l’assessore Nappi

Sono circa 400mila i ragazzi campani tra i 15 e i 29 anni che non lavorano e non studiano. Il piano attuativo


Sono circa 400mila i ragazzi campani tra i 15 e i 29 anni che non lavorano e non studiano. Il piano attuativo della Regione mira a inserirli nel mondo del lavoro. “Semplificare le regole e cambiare i modelli occupazionali la vera priorità”

NAPOLI – 660 milioni di euro stanziati dalla Regione. Altri 191 milioni provenienti dall’Unione Europea (fondi YEI). Sono i numeri di “Garanzia Giovani”, il piano attuativo regionale con cui la giunta Caldoro prova a frenare l’emorragia occupazionale che colpisce le fasce più giovani della popolazione. Un sistema basato sull’assegnazione di un budget per ogni giovane dipendente che l’impresa o l’ente accreditato vorrà assumere e formare. Un meccanismo finalizzato ad agevolare quello che, come ci racconta l’assessore alle politiche del lavoro della Campania, Severino Nappi, risulta spesso lo step più difficile: l’inserimento nel mondo del lavoro.

Assessore Nappi, 400mila sono i ragazzi in Campania tra i 15 e i 29 anni che non lavorano, non studiano e non si formano.Non sono tanti?

“Troppi, in effetti. E il senso di “Garanzia Giovani” è proprio questo: dare a tutti i giovani campani ricompresi in quella fascia di età e in quelle condizioni un’opportunità. Che sia un semplice tirocinio, una formazione finalizzata all’assunzione o un vero e proprio contratto di lavoro. Le do un dato positivo: grazie a “Garanzia Giovani” i ragazzi che tra giugno e settembre hanno avuto quest’opportunità sono stati 64mila. Chi con un contratto a progetto e chi con un contratto a tempo indeterminato”.

garanzia giovaniDi quali strutture si avvale la Regione per favorire il loro inserimento?

“Si avvale dei centri dell’impiego, centri di formazione, servizi di placement di università e di agenzie interinali diffuse in maniera capillare su tutto il territorio. L’intento dell’amministrazione regionale è quello di creare una rete tra domanda e offerta, intervenire sul modello di organizzazione del mercato del lavoro. Le aziende coinvolte ad ora sono circa 40mila”.

Ma questo non basta. Il problema è “sistemico”. Come emerge anche dal suo libro, Jobs F(Act), fondamentale per il rilancio dell’occupazione sono altresì la semplificazione normativa e il superamento delle logiche clientelari della vecchia politica.

“Assolutamente sì. Noi non possiamo essere la terra del ”meno”, ma la terra che fa le cose in meglio. Questa è la vocazione dell’Italia e della Campania. Dobbiamo favorire percorsi di inserimento occupazionale di qualità che diano vita a impresa di qualità. Quindi anche i percorsi di formazione, di inserimento professionale, di incrocio scuola-mondo del lavoro, sono funzionali a creare un nuovo mercato”.

In questo la giunta Caldoro è in sintonia con i nuovi modelli alla ”tedesca” promossi da Renzi?

Jobs Fact è una filosofia che va oltre il modello di Renzi. Abbiamo proposto molte più cose rispetto al sistema nazionale. La riforma del Jobs Act del Governo è concentrata sulla riforma dei contratti individuali di lavoro. Credo che invece sia necessario intervenire anche sulla contrattazione collettiva e  sull’organizzazione del lavoro. Ridurre i terreni di tutela del lavoratore non migliora il mercato e non crea occupazione. Accanto a questo, dobbiamo mettere in piedi delle politiche industriali che il Paese non fa da anni e lavorare nella direzione di ridare al Paese una credibilità. Meno burocrazia, certezza dei tempi e delle regole. Questo chiedono imprenditori e cittadini. Su questo occorre fare una seria azione di governo”.

Va bene il lavoro subordinato. Ma il problema è il tessuto economico in sofferenza.  Per le startup e i giovani imprenditori cosa ha fatto la Regione?

” ‘Garanzia Giovani’ è l’ultimo di una serie di provvedimenti degli ultimi anni. Abbiamo introdotto nel 2011 degli incentivi all’occupazione, stimoli all’utoimpresa nel 2012. Abbiamo sottoscritto nel 2011 il “Contratto Campania”, un accordo tra Regione, sigle sindacali e Confindustria per creare politiche del lavoro concertate. Se oggi trovare lavoro subordinato è difficile, allora attraverso iniziative come il microcredito è possibile trovare risorse per fare impresa in proprio e avviare un’attività. Stiamo finanziando startup e giovani imprese, impresa femminile. Tutte iniziative che si aggiungono al sostegno al lavoro subordinato tradizionale che prima era l’unica speranza per un giovane”.

Insomma: il vecchio modello Bassolino di tipo “assistenzialista” pare superato.

“Ai quei tempi la formazione era astratta, c’erano modelli assistenziali pubblici che però si reggevano solo sul finanziamento dello Stato. Noi dobbiamo consentire alle imprese di camminare con le proprie gambe”.

Eppure non tutti i giovani sembrano condividere questo nuovo modello di lavoro che lei propone. Alla presentazione del suo libro al Teatro Mercadante è stato contestato da un gruppo di ragazzi.

“Una decina di ragazzi del Collettivo Studentesco nominato “Stop Jobs Act”. Lo hanno fatto senza sapere che nel mio libro prendo una posizione critica rispetto alle politiche del lavoro degli ultimi anni. Molto spesso si critica senza sapere e si finisce per essere prigionieri di quelli che magari si informano. L’ignoranza è il male del mondo, diceva mia nonna. Quei giovani contestavano me per non essere d’accordo col Jobs Act. Ma sono io il primo a criticare il modello Renzi. Paradossale, non trova? Si segue spesso un pifferaio magico senza sapere cosa si sta facendo”.