Alla biblioteca comunale “Francesco Rossi” la mostra “Omaggio a Melito – Il Volto della Memoria” di Salvatore D’Onofrio

Alla biblioteca comunale “Francesco Rossi” la mostra “Omaggio a Melito – Il Volto della Memoria” di Salvatore D’Onofrio

L’artista melitese: «I miei quadri dimostrano un amore verso la città»  MELITO – Un’esigenza di riscoprire le origini di una città e di


L’artista melitese: «I miei quadri dimostrano un amore verso la città»

 MELITO – Un’esigenza di riscoprire le origini di una città e di una comunità fortemente cambiata negli ultimi vent’anni. Uno sguardo appassionato, reale, ma anche malinconico, con un velata (ma non troppo) punta di nostalgia.

Lo scorso weekend la sala conferenze della biblioteca comunale Francesco Rossi, nell’ambito dei festeggiamenti di Santo Stefano, patrono di Melito, ha ospitato la mostra denominata “Omaggio a Melito – Il Volto della Memoria’’ dell’artista Salvatore d’Onofrio, professore di scuola superiore e pittore.

Volti che hanno un forte senso del reale, nature morte, paesaggi, il lavoro di D’Onofrio spazia da un campo all’altro, con un risultato eccellente, di forte impatto emotivo e visivo. Bronzi, ritratti in pastello, gesso, marmi, con le raffigurazioni di Seneca Minerva, tra i lavori più significativi dell’intera mostra.

«I lavori di questa mostra – afferma D’Onofrio – dimostrano un amore che verso Melito, il mio luogo d’origine, una sorta di ventre materno, una “mater’’. Una questione affettiva, un bisogno di ritrarre la comunità di Melito come cifra del luogo. Si legge un rapporto secolare che le persone hanno con la propria storia. Ho cominciato a dipingere persone del luogo, paesaggi, lasciandomi andare ad una furia sentimentale. Proprio i paesaggi, parte significativa di questa mostra, sono legati ad una tensione espressionistica che avvertono questo sisma dell’anima. Lo stesso dicasi per le nature morte, che sono un prodotto di una grande ricerca sull’elemento tridimensionale».

Per D’Onofrio, per quanto riguarda Melito, «la memoria può riavvolgere il filo della Melito che fu. Ce n’è ancora possibilità. Il cemento armato non può certo entrare nei nostri sogni».