Setola teme i Mallardo. Il clan giuglianese fa ancora paura

Setola teme i Mallardo. Il clan giuglianese fa ancora paura

Tanti gli affari col clan dei Casalesi. Dai business dei rifiuti alla fascia costiera. La cosca di Giugliano sarebbe ancora attiva nonostante


Tanti gli affari col clan dei Casalesi. Dai business dei rifiuti alla fascia costiera. La cosca di Giugliano sarebbe ancora attiva nonostante i colpi della magistratura

GIUGLIANO – Quelle di “o’ Cecato” sono dichiarazioni che fanno rabbrividire. L’occasione è quella del processo per l’omicidio dell’imprenditore Domenico Noviello, per il quale il boss Giuseppe Setola è imputato.

diaL’ex capo dell’ala stragista dei Casalesi, collegato in videoconferenza dal carcere di Milano, ha annunciato di voler collaborare con la giustizia. E lo ha fatto in modo clamoroso. «Ho 35 milioni di euro conservati e ho paura che i Mallardo possano vendicarsi di me – ha tuonato in aula – Il pm Milita venga da me già da stasera (ieri, ndr). Salvate la mia famiglia».

Già la settimana scorsa c’erano state delle rivelazioni da parte di Setola, una piccola apertura verso la giustizia. Poi il dietrofront e ieri un nuovo colpo di scena. E questa volta, a convincerlo, è stata la paura di vendette trasversali da parte del clan giuglianese.

Una notizia che, se venisse confermata, dipingerebbe uno scenario in cui la camorra giuglianese è ancora viva e potente, nonostante i vertici siano dietro le sbarre. Un potere mantenuto e fortificatosi negli anni grazie alle alleanze, ed alle relative parentele, con i Contini dell’Arenaccia ed i Giuliano di Forcella in primis, e con i Casalesi poi.

E proprio con il clan di Casal di Principe si sono stipulati forse gli accordi più milionari. Edilizia, business dei rifiuti ed estorsioni. Sono queste le grandi “passioni” che accomunano Mallardo e Casalesi.

Ma dove e come Setola avrebbe potuto trafugare questi fantomatici 35 milioni ai Mallardo che lo fanno preoccupare per l’incolumità della propria famiglia? La prima cosa che viene in mente è il business dei rifiuti. Le discariche che hanno riempito le casse della fazione Bidognetti, di cui Setola ne “dirigeva” il gruppo di fuoco, si trovano proprio a cavallo tra l’area Nord di Napoli e la provincia di Caserta, dove i due gruppi erano egemoni. Approfittando di un vuoto di potere Setola avrebbe potuto infilarsi sfruttando la buona fede degli “amici” giuglianesi e mettendo da parte un bel gruzzoletto alle loro spalle.

mallardoE poi c’è la fascia costiera di Giugliano, anch’essa a cavallo tra le due provincie. Qui “o’ Cecato” nel 2009 assassinò Raffaele Granata, 70 anni, gestore del “Lido La Fiorente” di Castel Volturno e padre del sindaco di Calvizzano, “colpevole” di essersi opposto al pagamento del pizzo. Un omicidio che provocò tanto clamore mediatico, forse troppo per i Mallardo, che non hanno mai condiviso la politica stragista dei casalesi e hanno sempre preferito tenere i riflettori spenti, ancor più in una zona nella quale erano in ballo gli affari dell’edilizia e dove vi nascondevano armi e latitanti.

Adesso toccherà ai pm antimafia Milita e Sirignano raccogliere le dichiarazioni del boss stragista e sottoporle alle opportune verifiche. Così come i legami economico-criminali tra le due cosche che indurrebbero Setola a temere per la sua vita. Non si esclude che i Mallardo gestiscano ancora i propri affari dal carcere e impartiscano ordini agli affiliati a piede libero. Compresa la condanna a morte per Setola e i suoi familiari.