Clan Mallardo: professionisti, estorsioni, appalti e prestanome. Ecco il sistema scoperto ieri

Clan Mallardo: professionisti, estorsioni, appalti e prestanome. Ecco il sistema scoperto ieri

Il presunto capoclan D’Alterio avrebbe goduto di una pensione per falsa infermità mentale grazie alla collaborazione del medico dell’Asl Gennaro Perrino. Sotto


Il presunto capoclan D’Alterio avrebbe goduto di una pensione per falsa infermità mentale grazie alla collaborazione del medico dell’Asl Gennaro Perrino. Sotto chiave anche “La Panificazione”. Si indaga su appalti pubblici per il Comune di Giugliano ed ospedali

GIUGLIANO – Una fitta rete di professionisti al servizio del clan, affari immobiliari, società intestate a prestanome ed estorsioni. È questo il sistema della cellula smantellata ieri dal pool anticamorra del procuratore aggiunto Filippo Beatrice e dai pm Giovanni Conzo e Maria Cristina Ribera. 12 ordinanze di custodia – di cui 8 in carcere e 4 ai domiciliari – e sequestro di beni per un valore di circa 8 milioni di euro.

Gennaro Perrino
Gennaro Perrino, medico Asl

A capo del sistema criminale ci sarebbero Vincenzo D’Alterio, detto “’o malato”, Giuseppe Ciccarelli e Giuliano Pianese, presunti esponenti dell’ala militare per il controllo degli affari nella zona della fascia costiera giuglianese. A finire in carcere anche lo psichiatra Gennaro Perrino, medico del dipartimento salute mentale dell’Asl Napoli 2, che avrebbe firmata una falsa perizia per attestare la falsa invalidità del presunto ras Vincenzo D’Alterio, garantendogli un “vitalizio” mensile di 700 euro. Non solo. Il medico avrebbe anche firmato altri certificati falsi ricevendo in cambio uno sconto sulle tangenti per un centro clinico privato a Cuma, tra Giugliano e Pozzuoli. I magistrati, partendo delle accuse del “pentito” Giuliano Pirozzi, ipotizzano dunque danni consistenti all’Inps per i quali potrebbero esserci altre indagini in corso

Oltre a Perrino, finisce in manette anche un altro “insospettabile”: si tratta di Gaetano Cecere, guardia penitenziaria al servizio presso il carcere di Secondigliano. Quest’ultimo è accusato di violazione di atti coperti per aver fatto da “postino” per i messaggi che si scambiavano gli affiliati in libertà e quelli che si trovavano già in cella.

Vincenzo D'Alterio (1)
Vincenzo D’alterio detto “‘o malato”

Poi c’è tutto il sistema di riciclaggio dei proventi illeciti provenienti soprattutto dalle estorsioni. Con il blocco dell’edilizia e l’intensificarsi dei controlli contro l’abusivismo, la camorra giuglianese aveva fiutato l’affare delle aste fallimentari. Immobili acquistati, anche in questo caso, attraverso il metodo mafioso: minacciando gli altri offerenti.

Finisce sotto chiave anche “La Panificazione”. La società, intestata ad Antonio Pianese – detenuto ai domiciliari perchè ritenuto gestore “occulto” – avrebbe imposto attraverso il clan l’acquisto del pane ai commercianti di zona e si sarebbe inserita anche in appalti pubblici per la fornitura ad ospedali ed uffici pubblici.

Sotto la lente d’ingrandimento degli investigatori sono finiti inoltre alcuni appalti con in Comune di Giugliano ed altri affari come il commercio di autoveicoli e l’intermediazione finanziaria. Sempre secondo il pentito Pirozzi, oltre alla fitta rete di professionisti e dipendenti di uffici pubblici, ci sarebbero anche dei pastori evangelici che avrebbe fatto da tramite tra gli affiliati ad il clan.

Si attendono ora maggiori sviluppi dopo gli interrogatori di garanzia. Le principali accuse per le 12 persone coinvolte nell’operazione sono associazione mafiosa, estorsione, violenza privata, minacce, falso e turbativa d’asta.