Napoli nord, i dati choc di Legambiente. Campi inquinati ed eccesso di tumori

Napoli nord, i dati choc di Legambiente. Campi inquinati ed eccesso di tumori

Secondo il dossier pubblicato pochi giorni fa nella Terra dei Fuochi non è cambiato nulla. Le bonifiche sono al palo e nei terreni


Secondo il dossier pubblicato pochi giorni fa nella Terra dei Fuochi non è cambiato nulla. Le bonifiche sono al palo e nei terreni agricoli giuglianesi si registra un’eccedenza di diclorometano

HINTERLAND – Il 6 febbraio del 2014 il decreto sulla Terra dei Fuochi è stato convertito in legge. Con una “promessa”: risanare quella parte di territorio campano interessata da sversamenti illegali e smaltimenti abusivi di rifiuti. Ma, a distanza di un anno dall’approvazione di quel provvedimento, i risultati appaiono preoccupanti. Almeno secondo quanto emerge dal dossier di Legambiente “Terra dei Fuochi: a che punto siamo?”, pubblicato pochi giorni fa.

Bonifiche ferme. Ritardi accumulati, analisi parziali, dati epidemiologici preoccupanti e bonifiche ferme al palo sono il fil rouge della denuncia dell’associazione ambientalista più importante d’Italia. E non solo: nel triangolo di terra tra Napoli e Caserta il fenomeno dei roghi e di tutte le altre attività connesse allo smaltimento illegale dei rifiuti non ha subito alcuna battuta d’arresto. Eppure i rischi sanitari sono sempre più evidenti: secondo una ricerca condotta dall’Istituto Superiore di Sanità, ci sarebbe un eccesso di mortalità e di ricoveri ospedalieri nei comuni della Terra dei Fuochi per diverse patologie tumorali.

Critica anche la situazione di Giugliano. 210 ettari di superficie in cui ricadono ex discariche pubbliche e private, della cui caratterizzazione si è occupata la Sogesid.

resit2
Discarica Resit

Resit. Nelle aree ex Resit e San Giuseppiello è stata riscontrata una contaminazione delle acque di falda dovuta alla presenza di sostanze organiche e inorganiche. Preoccupante anche la situazione sul fronte alimentare. Sui prodotti ortofrutticoli coltivati nelle aree agricole di Giugliano non sono stati riscontrati superamenti per i Composti Organici Volatili, ma è stata registrata un’eccedenza di diclorometano, utilizzato come solvente per la chimica organica, altamente nocivo e potenzialmente cancerogeno.L’ex Resit è stata messa in sicurezza attraverso il prelievo di percolato, che a seguito delle analisi è stato classificato come rifiuto speciale non pericoloso.  Ad oggi, però, il progetto  è fermo a causa del coinvolgimento di alcuni membri della “TRE ERRE SPA”, società che preso l’appalto, nell’ambito dell’inchiesta Mafia Capitale.

Novambiente e Masseria del Pozzo. Per “Area Vasta” e “Novambiente” è stato formulato un Decreto di interdizione alla coltivazione, vista la presenza di diclorometano e arsenico nel suolo agricolo. Nell’area “Masseria del Pozzo e Schiavi” l’ultimo sopralluogo risale ai primissimi del 2015 ed è stato disposta l’estrazione del percolato, ma ora anche questi interventi sono a rischio per gli stessi motivi che compromettono la messa in sicurezza dell’ ex Resit.

Area FIBE. Risultati non ancora pronti per l’area FIBE (Cava Giuliani e Pontericcio), mentre per l’area “Eredi Giuliani” i campioni di terreno e le relative analisi hanno mostrato superamenti dei limiti previsti per i siti ad uso verde pubblico e residenziale. Attualmente la Sogesid è stata incaricata di redigere un progetto per la messa in sicurezza dell’area, vista la sua esclusione nelle progettazioni già effettuate in precedenza.

Soluzioni. Per questo scempio ecologico, Legambiente propone di destinare risorse al “Patto per la Terra de Fuochi”, in modo da potenziare le attività di controllo, prevenzione e contrasto. L’associazione, inoltre, chiede l’approvazione del ddl sui reati ambientali, che introdurrà nuovi delitti nel codice penale, come quello di inquinamento e disastro ambientale. Un giro di vite che potrebbe contrastare soprattutto il fenomeno dei roghi, ancora attivissimo nell’area a nord di Napoli.