Campi Flegrei, l’incubo del prefetto Gabrielli: “Una delle aree più rischiose al mondo”

Campi Flegrei, l’incubo del prefetto Gabrielli: “Una delle aree più rischiose al mondo”

Il potenziale distruttivo è enorme. Rispetto ad un vulcano “tradizionale” una possibile eruzione esplosiva è difficilmente prevedibile AREA FLEGREA – “Ho due


Il potenziale distruttivo è enorme. Rispetto ad un vulcano “tradizionale” una possibile eruzione esplosiva è difficilmente prevedibile

AREA FLEGREA – “Ho due incubi notturni, il Vesuvio e il terremoto in Calabria. Sono queste le aree con maggiore criticità dal punto di vista della protezione civile”. Lo ha detto il prefetto Franco Gabrielli, nel corso di un incontro in Campidoglio sul terremoto dell’Aquila.

“Il Vesuvio e la zona dei Campi Flegrei – ha osservato il capo della protezione civile – sono l’area più rischiosa al mondo, non tanto per la pericolosità del vulcano in sé, ma per la concentrazione delle popolazione”. Gabrielli ha spiegato che “il piano di evacuazione è stato aggiornato nel 2001 e lo stiamo riaggiornando in questi giorni. Dovrebbe prevedere l’evacuazione di quasi un milione di persone in 72 ore, con una parte anche via mare”.

monte nuovoIl supervulcano flegreo. Il Vesuvio è senz’altro uno dei vulcani più noti al mondo. Ma a soli 15 km dalle sue falde, si nasconde un pericolo ben più grave. L’area vulcanica dei Campi Flegrei. Si tratta di un “supervulcano”, ovvero di  una formazione sotterranea fatta di grandi caldere, simile a quelle che si trovano nel Parco di Yellowstone, negli Stati Uniti. Non c’è un vero e proprio cratere. Non esiste neppure una montagna lavica ad identificarlo, ma il potenziale distruttivo è enorme. Rispetto ad un vulcano “tradizionale”, proprio come il Vesuvio, una possibile eruzione esplosiva è difficilmente prevedibile. Ma soprattutto nessuno sa da dove potrebbero fuoruscire lava e lapilli.

Insomma, le preoccupazioni degli esperti sono tutt’altro che infondate. Le supereruzioni, infatti, non avvengano frequentemente: se ne conosce una ogni 100.000 anni circa. Ma quando si realizzano possono mutare il clima della Terra anche profondamente. Quando il supervulcano di Yellowstone esplose, 600.000 anni fa più o meno,  emise oltre mille chilometri cubi di ceneri e lapilli, sufficienti a seppellire una città come Roma.