Mazzette per vincere il concorso nella Guardia di Finanza. In manette anche un giuglianese

Mazzette per vincere il concorso nella Guardia di Finanza. In manette anche un giuglianese

Cinque gli arresti disposti dalla Procura di Napoli. Le accuse vanno dalla corruzione alla rivelazione del segreto d’ufficio NAPOLI – Mazzette sotto banco per far


Cinque gli arresti disposti dalla Procura di Napoli. Le accuse vanno dalla corruzione alla rivelazione del segreto d’ufficio

NAPOLI – Mazzette sotto banco per far superare a un giovane candidato il concorso di allievi marescialli della Guardia di Finanza. E’ questa la pesante accusa con cui sono stati arrestati Bruno Corosu, maresciallo capo della GdF, in servizio al Gico di Napoli, e Ciro Del Giudice (ex appartenente al Corpo), consigliere comunale a Pozzuoli nelle fila del Pd.

Il consigliere  Pd Ciro Del Giudice
Il consigliere Pd Ciro Del Giudice

Le iene. Le indagini, condotte dal pm Henry John Woodcock e coordinate dal procuratore aggiunto Fausto Zuccarelli, sono partite da un servizio della “Iena” Luigi Pelazza del maggio scorso. Corosu e Del Giudice avevano prima ottenuto dal padre del ragazzo un “acconto” di 55mila euro e poi la consegna di altri 40 mila euro.

Il sistema. Il meccanismo corruttivo era ben oliato: i presunti truffatori, filmati, spiegano di aver fatto arruolare persone in tutta la Campania, prima un ingresso nell’Esercito per poi passare nelle Fiamme Gialle, attraverso un concorso. Con tanto di tariffario: per diventare finanziere semplice occorrono 25 al massimo 30 mila euro, chi ambisce ai gradi di maresciallo ne deve sborsare 50 mila. Del Giudice nel servizio de Le Iene assicurava: «Qua ti sistemi per tutta la vita, andate a nome mio, Ciro di Pozzuoli – afferma -. Se vuoi entrare in Finanza devi fare riferimento a me»

Il servizio de "Le Iene"
Il servizio de “Le Iene”

I due imprenditori. Nel mirino delle Fiamme Gialle anche due imprenditori, i fratelli Salvatore e Andrea D’Emilio, operanti nel settore della vigilanza privata. Dalle indagini è emerso un patto con il quale il maresciallo Corosu si era impegnato a mettere a disposizione degli imprenditori i propri poteri per favorirli, ottenendo in cambio favori e utilità.

Guai anche per un dipendente pubblico di Giugliano, Nicola Guarino, in servizio presso la Scuola nazionale dell’Amministrazione di Caserta: dalle indagini è emerso un accordo corruttivo per il quale Guarino avrebbe svelato segreti d’ufficio ai D’Emilio ottenendo in cambio l’assunzione, con annesso trattamento di favore, del figlio presso una società riconducibile ai due.