Bethlehem Cafè, il bar degli “ultimi” che a Marano aiuta poveri e disoccupati

Bethlehem Cafè, il bar degli “ultimi” che a Marano aiuta poveri e disoccupati

Il locale, gestito da 10 anni da Rossella Santoro e Stefania Capuozzo, è una vera e propria casa per i più bisognosi


Il locale, gestito da 10 anni da Rossella Santoro e Stefania Capuozzo, è una vera e propria casa per i più bisognosi

MARANO –  “Un locale a metà strada tra la chiesa e la storia”, con queste parole Rossella Santoro descrive il Bethlehem Cafè, il bar di via Adda che da 10 anni gestisce insieme alla sua socia Stefania Capuozzo. Visto dall’esterno il Bethlehem Cafè sembra un bar come tanti altri, ma basta entrarci e dare uno sguardo alle pareti, dove sono affisse svariate foto di Papa Francesco, o osservare la libreria cristiana nell’angolo per renderti conto che non è così.

Il bar degli ultimi. Più che un semplice bar il Bethlehem Cafè è un vero e proprio centro di aiuto per i più deboli, per le tante persone in difficoltà che qui trovano, da sempre, ascolto ma anche un aiuto concreto. “Da quando abbiamo rilevato il bar, 10 anni fa, cerchiamo di dare una mano agli ultimi, ai più bisognosi – spiega Rossella – Diamo da mangiare a chi non può pagare, organizziamo raccolta di vestiti o di cibo. Siamo una vera e propria casa, una comunità. Il nostro obiettivo è arrivare e aiutare le tante persone che non si rivolgono alla chiesa per vergogna o perchè di una fede diversa”.

cafè due
il bar in via Adda

L’autofinanziamento. Tantissime le persone aiutate da Rossella e dalla sua socia, Stefania, per lo più immigrati, pensionati o disoccupati. “Aiutiamo chiunque ne abbia bisogno – prosegue Rossella – Ultimamente abbiamo dato una mano a un uomo che doveva dei soldi a uno strozzino. La preghiera ti spinge a fare del bene e se vuoi fare del bene nulla ti può fermare. Cerchiamo di dare dignità a tutti, il nostro è un lavoro tra materiale e spirituale”. Una battaglia dura quella di Rossella e Stefania, che per ora autofinanziano la loro attività di solidarietà e spesso organizzano concerti, presentazione di libri e altre iniziative.

“Abbiamo deciso di iniziare questo percorso di solidarietà non appena abbiamo rilevato l’attività – conclude Rossella, che a Giugliano frequenta il Rinnovamento dello Spirito Santo – Il nome del bar, Bethlehem, rappresenta proprio il senso di casa, famiglia che volevamo per la nostra attività. Da circa un anno abbiamo registrato il marchio, presto inizieremo un progetto franchising”. Sono tantissime, infatti, le persone che hanno contattato le due ragazze da tutta Italia per aprire locali del genere. “Se siamo più umani viviamo più felici, speriamo che questo messaggio di bene si diffonda sempre più”.