Il caso Poziello, quel vespaio in casa Pd che nessuno ha voluto vedere

Il caso Poziello, quel vespaio in casa Pd che nessuno ha voluto vedere

Il rischio del rinvio a giudizio non è stato valutato. Carpentieri rischia la poltrona. E a cavalcare la crisi c’è la deputata


Il rischio del rinvio a giudizio non è stato valutato. Carpentieri rischia la poltrona. E a cavalcare la crisi c’è la deputata Giovanna Palma

GIUGLIANO – A Piazza Annunziata, nel cantiere fermo, sta crescendo da un po’ di giorni un nido di vespe. Cresce a vista d’occhio. Un bubbone marrone scuro aggrappato a un’impalcatura di legno. Cresce in silenzio, nell’indifferenza generale, finché non sarà abbastanza grande da esplodere seminando il panico nel centro cittadino. Nessuno fa niente, nessuno interviene. Il problema, in pratica, non esiste.

Ecco. Quello che è successo in casa PD negli ultimi giorni ricorda da vicino il vespaio di Piazza Annunziata. Lo stesso atteggiamento di indifferenza. Il problema – e cioè l’imminente rinvio a giudizio di Antonio Poziello, candidato sindaco – era lì da tempo. Tutti lo sapevano. Tutti conoscevano quel rischio. Nessuno però ha alzato un dito per impedirne la candidatura (o, quanto meno, metterla in discussione). Né il circolo giuglianese guidato da Giuliano Quaranta, né il segretario provinciale Venanzio Carpentieri. Proprio come il nido di vespe. Il problema è stato fatto crescere. Fino ad esplodere. E lo sciame impazzito è arrivato alle finestre della segreteria romana, nell’orecchio del premier Renzi.

sindaco di Melito
sindaco di Melito

Questione di opportunità, direbbe qualcuno. In una città commissariata da due anni, candidare a sindaco un politico inquisito per truffa e associazione a delinquere non è una bella operazione di marketing politico. Se a ciò si aggiunge il caso di Ercolano, quello di Pomigliano e l’arresto di Ferrandino nell’inchiesta sulla metanizzazione dell’Isola Verde, capirete perché “le liste pulite” siano diventate un problema serio nella Provincia di Napoli per Renzi. Il contraccolpo degli ultimi scandali pubblici sui democratici si è già fatto avvertire nei sondaggi, in calo a livello nazionale di circa due punti percentuali in 15 giorni. Una batosta che in vista delle elezioni regionali vale più di un campanello d’allarme e chiama i soldati del partito a raccolta.

Il perché, però, non si sia intervenuto prima, a Giugliano, costituisce il vero nodo politico della vicenda (di cui quella giudiziaria di Poziello costituisce solo il casus belli). A finire sul banco degli imputati è anzitutto Venanzio Carpentieri, colpevole di non aver vigilato sul rispetto del regolamento interno nell’indizione delle primarie giuglianesi. Perché si è permesso a un tesserato in odore di rinvio a giudizio di candidarsi alle primarie di una città commissariata? Perché non si è valutata la ricaduta politica sull’immagine del partito che una scelta così chiacchierata avrebbe comportato a ridosso delle elezioni amministrative?

Superficialità e poca lungimiranza. Due ragioni per cui Venanzio Carpentieri perderà la poltrona. Per il commissariamento si fa il nome di Epifani, o di Migliore. I danni alla carriera politica del sindaco di Melito, però, potrebbero essere consistenti. Così come la ferita inferta all’immagine del primo partito d’Italia nell’hinterland napoletano, macchiato dall’arresto di Ferrandino prima e dalle vicende di Giugliano, Pomigliano ed Ercolano poi (con l’eccezione del rinvio a giudizio di Vincenzo De Luca, “doppiopesisticamente” assolto dalla base del partito).

giovanna palma
Giovanna Palma con il premier Renzi

A cavalcare l’onda della crisi c’è lei: l’onorevole Giovanna Palma, che, a colpi di comunicati e dichiarazioni a mezzo stampa, sta facendo di tutto per sfilacciare il fronte interno. Invoca da alcuni giorni “il passo indietro” di Antonio Poziello. Semina zizzania tra i vertici nazionali e quelli locali. Spara a zero sul circolo giuglianese di Quaranta chiedendone il commissariamento. Cui prodest?, si chiederà qualcuno. Forse a se stessa, anzitutto. Contraria sin dall’inizio alle primarie, la giovane avvocatessa confida nella possibilità che il nome calato dall’alto per le prossime amministrative sia proprio il suo. Oppure, se non il suo, un nome “amico”, appartenente alla corrente di Lello Topo, il vero shadow cabinet del Partito Democratico a Napoli, il giostraio magico, il deus ex machina invocato per dare corpo ai fantasmi che si agitano dietro le quinte.

Chissà come andrà a finire la telenovela. Pare inevitabile l’annullamento del verdetto delle primarie e l’intervento della segreteria romana. Poziello potrebbe mettersi a capo di una lista civica, fuori da ogni coalizione, frammentando ancora di più il quadro politico giuglianese. Resta, ad ogni modo, una certezza: da tutta questa vicenda, ad uscirne sconfitto, sarà il partito di Renzi. Dallo scioglimento del Comune i democratici avevano avuto il tempo di recuperare terreno dopo la sconfitta del 2008, capitalizzando un consenso irrobustito dall’onda lunga del renzismo post-berlusconiano. La spaccatura interna provocata dalla vicenda di Antonio Poziello, però, fa saltare il banco. In due anni quel “capitale” accumulato viene completamente disperso. Il ritorno dei cittadini al voto, in occasione delle ultime primarie, rischia di essere l’unica nota positiva del partito. Il gol del bandiera nella debacle finale.