Primarie Pd, altro fango sulla città e la sconfitta di Topo che spacca il partito

Primarie Pd, altro fango sulla città e la sconfitta di Topo che spacca il partito

Le dichiarazioni della Palma pesano come un macigno sulla vittoria di Poziello. In confusione la corrente “legalitaria” anche dopo l’arresto del sindaco d’Ischia Ferrandino GIUGLIANO


Le dichiarazioni della Palma pesano come un macigno sulla vittoria di Poziello. In confusione la corrente “legalitaria” anche dopo l’arresto del sindaco d’Ischia Ferrandino

GIUGLIANO – Se c’era qualcosa di cui Giugliano non aveva proprio bisogno è il fango che è stato riversato sulle primarie del Pd. Il primo appuntamento elettorale dopo il decreto di scioglimento del 2013 era sembrato un momento di risveglio democratico, considerato anche l’elevato numero di elettori che, sfidando freddo e intemperie, si erano recati ai seggi posti all’esterno di alcuni istituti scolastici . Un giorno di festa, dunque, perché si restituiva, dopo due anni e mezzo di commissariamento, ad una parte della cittadinanza – quella del Pd – il diritto di scegliersi liberamente il candidato che dovrebbe guidare la coalizione di centrosinistra nella prossima competizione elettorale. Il condizionale è d’obbligo perché, come succede dalle nostre parti dove la democrazia sembra sospesa, al voto popolare pare non volersi attribuire più alcuna valenza.

Le dichiarazioni della Palma. Le dichiarazioni rese a poche ore dall’esito elettorale dalla deputata giuglianese del Partito Democratico, Giovanna Palma, denuncianti brogli e compravendita di voti, hanno finito con annacquare il rinnovato entusiasmo infangando l’esito elettorale e con esso ancora una volta l’immagine della città. Pur non volendo credere alle voci artatamente diffuse come solitamente accade, dalle opposte fazioni che raccontano di voti in cambio di pacchi di generi alimentari; nè dare alcuna valenza al video fatto circolare sul web subito dopo la proclamazione del risultato, riportante l’intervista fatta da un giornalista ad un parcheggiatore che si dice testimone di voti comprati da alcuni candidati; e pur senza prestare alcuna attenzione a qualche calcolo che dimostrerebbe che il dato dell’affluenza è maggiorato di giusto quattromila elettori e che quindi, ogni candidato di comune accordo, sarebbe partito da una una base di mille voti – voci popolari- , le parole della parlamentare hanno, per il ruolo che riveste nelle istituzioni, un’incidenza diversa. Le sue sono accuse gravi che peserebbero come un macigno sul vincitore nel caso in cui il risultato delle primarie non dovesse essere annullato.

La sconfitta di Topo. A Poziello, uscito vincitore con una schiacciante affermazione, va comunque riconosciuta la tenacia di combattere una battaglia contro Lello Topo, il potente capogruppo democratico alla regione Campania che con i suoi sodali sta tentando in tutti i modi di estendere da Villaricca i suoi tentacoli ai comuni confinanti. La sua corrente che aveva fatto della legalità e dell’onestà i principi cardine delle loro campagne elettorali e finanche delle primarie – “onestamente”, ça va sans dire, era lo spot di uno dei quattro candidati – attraversa un momento di indubbia difficoltà specie dopo l’arresto per corruzione del sindaco di Ischia Giosi Ferrandino, che proprio a Giugliano, da candidato alle europee, l’anno scorso raccolse un notevole numero di preferenze. A chi si scaglia oggi contro le primarie ed ha memoria corta va ricordato che le medesime denunce di brogli e voti di scambio erano state fatte anche in occasione di quelle che il Pd tenne in prossimità delle politiche del 2013. E furono proprio quelle consultazioni di partito a consentire ad alcuni sconosciuti politici senza idee, proposte e soprattutto voti, l’ingresso in parlamento.

Comprendiamo che la stragrande maggioranza dei parlamentari tutti nominati è ormai poco avvezza alla ricerca del consenso elettorale e fonda la propria carriera solo sulla fortuna, ingrediente essenziale per un politico, come riconosceva anche il Machiavelli, che tuttavia scriveva:”Coloro i quali, da semplici cittadini, diventano principi soltanto grazie alla loro fortuna, lo diventano con poca fatica, ma devono poi penare per restare al potere”. Oggi l’illustre Autore, che pur di politica ne conosceva i meccanismi, non saprebbe in quale categoria annoverare questi moderni “princìpi”, che di questa nobile arte hanno stravolto regole e valori ed a penare, una volta arrivati al potere, solo i poveri cittadini.