Lo strano caso della melanzana, della privacy e del diritto di cronaca

Lo strano caso della melanzana, della privacy e del diritto di cronaca

Dove finisce il diritto di cronaca e comincia quello del paziente alla propria privacy? Lo chiediamo ai lettori GIUGLIANO – Da stamattina


Dove finisce il diritto di cronaca e comincia quello del paziente alla propria privacy? Lo chiediamo ai lettori

GIUGLIANO – Da stamattina il tam-tam mediatico è senza sosta, la notizia ha fatto il giro dei siti e dei gruppi facebook. Abbiamo scelto di non rilanciarla, e ne parliamo solo ora che è ampiamente diffusa, senza “rubarla”.

Il sesso è una di quelle cinque “S” che rendono una notizia appetibile, insieme al sangue, ai soldi e – più staccati in classifica – lo sport e lo spettacolo. Leggere di pratiche a dir poco particolari, poi, rende tutto ancor più interessante. Per cui è prevedibile il clamore suscitato da un uomo per il quale un giochino erotico pericoloso è finito male, con il personale ospedaliero giuglianese costretto ad estrargli dal retto un ortaggio.

Ora, la nostra non vuole essere una critica ai colleghi che hanno dato o rilanciato la notizia. Per molti (ma non tutti, ci sentiamo di escludere almeno il malcapitato protagonista della vicenda) si è trattato della tipica notizia “estiva”, di quelle da commentare con leggerezza sotto l’ombrellone senza preoccuparsi troppo se sia reale o una bufala acchiappa-click. Di quelle, per intenderci, che un noto telegiornale nazionale userebbe per farci l’apertura e ci camperebbe una settimana, tra il nuovo ballo dell’estate e l’ennesimo flirt costruito tra un tronista e una velina.

privacy2La nostra redazione, però, si è posta alcuni interrogativi che vuole condividere con gli amici lettori: dove finisce il diritto di cronaca e comincia la privacy del cittadino? Perchè una notizia del genere – che non coinvolge personaggi pubblici, non mette in guardia contro nuove patologie, non narra fatti di cronaca di interesse generale, e via dicendo – viene fuori così, per giunta da una struttura pubblica? E, a quanto pare, corredata con foto dell’oggetto in questione? Chi le ha scattate? Un dipendente della struttura?

Il giornalista valuta, racconta, e ha tutto il diritto di tenere le proprie fonti riservate e protette. Ed i limiti sono spesso soggettivi, variano da persona a persona, da redazione a redazione. Ma siamo sicuri che il protagonista della vicenda – che, ricordiamolo, non ha infranto la legge – non ne avrà un negativo ritorno psicologico da tutto questo clamore? Certo, il nome non è venuto fuori, ma episodi di questo tipo impiegano poco tempo a diffondersi nelle chiacchiere da bar. O da gruppo facebook.