Fugge dalla fame e dalla dittatura ma in Italia trova la morte. Ecco la storia di Seyenne

Fugge dalla fame e dalla dittatura ma in Italia trova la morte. Ecco la storia di Seyenne

La 18enne era arrivata in Italia l’altro ieri. Ieri era sbarcata a Napoli insieme ad altri 300 profughi. Sognava di raggiungere la


La 18enne era arrivata in Italia l’altro ieri. Ieri era sbarcata a Napoli insieme ad altri 300 profughi. Sognava di raggiungere la Germania con altre 6 connazionali

GIUGLIANO – 4000 chilometri di deserto sahariano, fiumi e mare. Gliene mancavano altri 1000. Facili facili. Di strade asfaltate e ponti. E sarebbe arrivata in Germania, nella sua Terra Promessa. Quella che centinaia di immigrati e profughi sognano di raggiungere. Ma il suo viaggio è finito in Italia, lungo uno stradone della Provincia di Napoli, a Giugliano, sotto il cofano di una BMW X3 che l’ha travolta in pieno, facendola volare a 10 metri di distanza.

Seyenne Ftwi, 18 anni lo scorso giugno, veniva dall’Eritrea, la punta del corno d’Africa che affaccia sul Mar Rosso. Sognava un’altra vita, come le centinaia di migliaia di immigrati che cercano di entrare in Europa da ogni buco possibile. Fuggiva dalla miseria e da una dittatura atroce, quella di Isaias Afewerki, storico capo del movimento indipendentista eritreo, presidente dal 1993 (anno dell’indipendenza), che ha imposto un regime mono-partitico, eliminato i media indipendenti e schiacciato l’opposizione, costringendo la popolazione alla fame e all’impoverimento.

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Il luogo dell’incidente

Seyenne era arrivata in Italia domenica, approdata su un barcone carico di profughi a Palermo, insieme ad un altro gruppo di 6 connazionali, tra cui una sorellastra. Tutte ragazze giovani, 18-19 anni: capelli ricci, fisico snello, lineamenti delicati. Da Palermo era stata “dirottata” a Napoli, insieme a 300 profughi sbarcati al Molo Beverello lunedì mattina. Ad attenderla alla Prefettura un volontario dell’associazione “Homo Diogene”, che la carica in un furgoncino insieme alle altre 6 per portarla al centro di accoglienza di Giugliano, a pochi chilometri dalla Domitiana. Un palazzone di 4 piani e 10 alloggi. Dentro: nigeriani, bengalesi, qualche pakistano. Il gruppetto non ha però intenzione di fermarsi. Arriva all’una. Si fanno una doccia e alle 14 e 30 decidono di lasciare il centro per ripartire e completare il loro viaggio. Non si fermeranno finché non vedranno i cartelloni della Germania, dove li attende un altro gruppo di connazionali. Forse parenti.

In meno di cinque minuti, dalla traversa di Ponte Riccio, si ritrovano lungo lo stradone dell’Asse Mediano, direzione Lago Patria. Macchine che schizzano ad alta velocità, motociclette, tir che lambiscono i guardrail. Le 7 ragazze camminano rasente alla striscia bianca del battistrada a piedi nudi. Dopo 500 metri, per un motivo ancora non chiarito, decidono di attraversare. Tre corsie a scorrimento veloce, separate ciascuna da un guardrail. Mentre attraversano, con gli automobilisti spaventati incollati al clacson, Seyenne viene travolta da un SUV. Una BMW X3. Nero come un lutto. Il suo corpicino esile viene scaraventato a quasi 10 metri di distanza. Inutili i soccorsi. I sanitari accertano subito che la 18enne è morta. Le amiche e la sorellastra restano lì, attonite, sul bordo della carreggiata, ad osservare il cadavere della loro compagna di viaggio coperto da un telo verde. Quando vedono i Vigili e gli agenti della Stradale si spaventano, hanno paura di parlare, temono che qualcosa o qualcuno le riporti in Eritrea e interrompa il loro viaggio. Sono sole. Il console eritreo a Napoli viene contattato telefonicamente, ma non è in grado di raggiungerle. Dopo un breve e difficile interrogatorio, le ragazze vengono ricondotte al centro di accoglienza.

Il corpo di Seyenne sarà sottoposto oggi all’esame autoptico. Verranno accertate eventuali responsabilità del conducente del SUV. Indagini e trafile burocratiche che resteranno in Italia, in questa terra di passaggio. Le 5 amiche, invece, e la sorellastra, ripartiranno, forse domani, o tra qualche giorno. Nonostante la morte dell’amica, sono ostinate a finire il viaggio. Quegli ultimi 1000 chilometri che le separano dalla loro Terra Promessa.