Furia Napoli, non si ferma neanche in Europe League: 1-4 al Midtjylland

Furia Napoli, non si ferma neanche in Europe League: 1-4 al Midtjylland

Sarri gestisce perfettamente il turn over. Torna titolare Gabbiadini e segna una doppietta. Di Callejon e Higuain gli altri gol azzurri MIDJYLLAND

@Saverio Nappo

Sarri gestisce perfettamente il turn over. Torna titolare Gabbiadini e segna una doppietta. Di Callejon e Higuain gli altri gol azzurri

MIDJYLLAND – Non si può fermare il vento. Non è possibile. E’ tutto un altro mondo, in Danimarca. Da quelle parti qualcuno potrebbe parafrasare che c’è del marcio, magari riferendosi alla prestazione del Midtjylland. Niente di più falso. Non c’è del marcio in Danimarca. C’è solo il Napoli. E’ una bufera, vento e pioggia. Si ripari chi può! A Herning tutto è tenuto in ordine e quello che viene investito da un soffio troppo forte di vento che arriva dal mare e porta caos, poi viene rimesso al suo posto con cura minuziosa. Ma questa volta non ce n’è bisogno. Il Napoli di Maurizio Sarri è una pioggia ancora estiva, con vento clemente, anche se freddo. Arriva, ti investe, ti scuote per un po’ e poi va via, lasciandoti sorridente, perché non ha causato danni irreparabili. E’ il vento che viene da sud, ha preso con se quello che voleva ed è andato via.

Questa partita verrà consegnata agli almanacchi sportivi come una partita bella, vivace, combattuta. Per venti minuti. Ma le partite durano 90 minuti. Più recupero. “Li ho visti solo in cassetta, lasciatemeli studiare ancora per un pò. Poi, fate quello che sapete fare.” Le parole si mescolano all’ immaginazione, ma quello che ti riporta sul pianeta Terra sono i passaggi, le trame di gioco, i palleggi, gli schemi, le urla dei compagni smarcati sull’altra fascia, le marcature strette e attente, i sorrisi, i cenni col capo, i goal. A raffica.

La partita entra subito nel vivo. Il Midtjylland tiene bene il campo che man mano si fa insidioso a causa della fredda pioggia mista a vento del nord Europa. Il Napoli attende, studia l’avversario, lo controlla, prendendo pochi rischi. Poi il Mister dà la carica. Un urlo. Uno ad uno, tutti guardano la panchina. E’ il momento. Si entra in un’altra dimensione, in un altro tempo di gioco. Dai e vai, cross preciso dalle retrovie. Callejon, Jose Maria. Poche reti fin’ ora. Ma il cross è buono, bisogna rispondere presente. E così sia! 0-1. Il ritmo di gioco non cala. Anzi. E’ ancora Napoli. Non si capisce bene se siano i padroni di casa ad aver rallentato o se sia davvero il Napoli/2 che abbia accelerato. Violentemente. Fitta rete di passaggi, senza preoccuparsi troppo di dover più volte ricominciare dalle retrovie. E’ dalle retrovie che risale per tutto il campo il senso di potenza e la consapevolezza dei propri mezzi. Risale sotto forma di passaggi calibrati e assist. Lato destro del campo. Il cross è buono. Gabbiadini, Manolo. “Il lavoro paga, ragazzo. Gioca. Gioca e divertiti con i tuoi compagni!” gli avrà ripetuto più volte il Mister. E’ un allungarsi rabbioso verso la palla, è bramare il contatto col cuoio del pallone. E’ caparbietà. E’ goal. 0-2

Padroni di casa sotto shock. E’ un assedio. Un’eruzione. Dalle viscere risale il magma incandescente ed esplode dalla bocca del vulcano. E’ potenza. Ma è anche controllo. E’ una prodezza. Di contro balzo, leggermente a giro, di pallonetto. Gabbiadini, Manolo. “Ci sono anch’io” sembra dire senza aprir bocca. 0-3. Partita chiusa? Può darsi, ma Il Midtjylland accorcia le distanze, in mischia. Reina fulmina i suoi. La distrazione è un sacrilegio che il portiere azzurro non è disposto a concedere a nessuno. 1-3. La pioggia smette di cadere, il vento si placa. Secondo tempo. Bisogna ragionare, bisogna controllare, gestire. I padroni di casa capiscono che è l’occasione per far male. Fino a quando dalla panchina entra in campo il giudice impassibile. La partita si equilibra e ristagna a centro campo. Prima del triplice fischio El Kaddouri innesca, Higuain. E’ il martelletto che batte sulla base. La condanna è data. E’ la legge del 9. E’ 1-4.

Quello che ancora una volta mostra il campo è un gruppetto di ragazzi che giocano al pallone nel parco dietro l’angolo. E’ autunno e il campo è invaso dalle foglie secche cadute dagli alberi. Non fa più caldo, ma il Sole dopo le piogge, riscalda ancora i visi oramai di nuovo pallidi. Il calcio è un gioco, bisogna solo rincorrere un pallone. E se il pallone corre veloce, basta corre più veloce di lui. Correre senza pensare a quello che sarà. Correre come il vento. Perché non si può fermare il vento. Non è possibile.