Giuliano, giuglianese a Bruxelles: «C’è il clima di quando si sparava a Giugliano negli anni ’80»

Giuliano, giuglianese a Bruxelles: «C’è il clima di quando si sparava a Giugliano negli anni ’80»

Il pizzaiolo trentanovenne ci racconta la capitale belga in questi giorni di massima allerta terrorismo: «Le strade sono deserte, solo qualche supermercato è

@Armando Di Nardo

Il pizzaiolo trentanovenne ci racconta la capitale belga in questi giorni di massima allerta terrorismo: «Le strade sono deserte, solo qualche supermercato è aperto con camionette dei militari che vigilano ingressi e corsie»

BRUXELLES – «Sembra di rivivere Giugliano degli anni ’80, quando ero costretto a restare in casa per la paura di essere coinvolto in qualche agguato camorristico». E’ un esempio significativo quello che Giuliano Raia, 39enne giuglianese, da un anno trasferito per lavoro nella capitale belga, ci racconta per descrivere questi giorni di tensione nella città dove ha sede il Parlamento europeo.

Scuole, negozi e attività commerciali restano chiusi. Con essi anche la metro. Bruxelles resta una città blindata.  Il livello d’allerta 4 è stato confermato oggi dal governo. Giuliano, ha lasciato la sua famiglia a Giugliano per cercare di garantire alla moglie e ai suoi 3 figli ( Martina 13 anni; Chiara 11; Domenico 9) un futuro migliore, oggi ci descrive una situazione di terrore che i residenti e i pochi turisti di questi giorni della capitale sono costretti a vivere.

«Giri a piedi per il centro e c’è questa sensazione di congelamento apparente – rivela Giuliano – Il clima è davvero surreale e la tensione si avverte in ogni angolo della città. Con l’enorme dispiegamento di forze militari in strada tutti si sono resi conto che il pericolo è imminente. Vivo qui con un altro giuglianese (Roberto Palma) e solo oggi, dopo tre giorni chiusi in casa, abbiamo deciso di uscire. Le strade sono deserte e i pochi negozi che con coraggio restano aperti sono sorvegliati dai militari, presenti in numero significativo all’ingresso e all’interno di ogni attività commerciale».

«Le TV nazionali dicono che il livello d’allerta prevarrà almeno fino a lunedì prossimo. Sembra che il ricercato numero uno, Abdeslam Salah, sia ancora in zona e non avrebbe intenzioni pacifiche. Il clima è da film – continua il pizzaiolo – la città è ricca di addobbi natalizi ma in strada non c’è praticamente nessuno. Si riescono a sentire addirittura i rumori delle luci quando alternano i colori».

Gran Place, oggi.
Gran Place, oggi.

Bruxelles fa del turismo uno dei suoi principali indotti e questi giorni creeranno alla città un danno enorme sotto questo aspetto. «Ho un amico albergatore che mi ha rivelato di aver ricevuto disdette per l’80% delle prenotazioni del prossimo mese – conferma il giuglianese.

La città per lui è ancora più vuota. «Non vedo la mia famiglia da 6 mesi. Avevo programmato di farmi raggiungere a breve ma dopo tutto quello che sta succedendo non ho il coraggio di far venire qui mia moglie e i miei figli».

Dalle parole di Giuliano traspare la rabbia di chi oggi è costretto a limitare la propria libertà. Bruxelles, una delle città europee più avulse alla criminalità, oggi sembra essere, invece, un campo minato. Sul fronte delle indagini e del contrasto attivo al terrorismo, dopo un nuovo round di perquisizioni nelle regioni di Bruxelles e Liegi, le forze dell’ordine hanno arrestato 21 persone, 17 delle quali sono state però rilasciate in serata. Tre rimangono in stato di fermo, uno è stato tramutato in arresto in relazione ai fatti di Parigi.