Il Napoli non si ferma, battuta l’Udinese con una prodezza del solito Higuaín

Il Napoli non si ferma, battuta l’Udinese con una prodezza del solito Higuaín

I friulani reggono un tempo, poi il campione argentino si inventa il gol che decide il match NAPOLI – Ok. Questa volta non

@Saverio Nappo

I friulani reggono un tempo, poi il campione argentino si inventa il gol che decide il match

NAPOLI – Ok. Questa volta non te l’aspettavi. Eri rilassato e assorto nella tua quotidianità, immerso nel via vai sempre uguale dei tuoi giorni rapidi e fugaci. Non eri preparato. Il Sole illumina tutto intorno e il vento non c’è. E’ la trappola perfetta e tu sei la vittima prescelta. E’ ora di capitolare e stringere i denti, masticando amarezza e bestemmie. Invece no. Nulla di tutto ciò. C’è un tempo per ogni cosa. Questo non è il tempo per i rimpianti. Questo è il tempo del coraggio e della forza. E’ il tempo della testa, dello sguardo fisso sull’obiettivo. Oggi non è tempo di resa.

La tavola è apparecchiata ma la tovaglia non è quella della Domenica. Il prato del San Paolo è più un’erba secca come quella dei giardini delle ville a mare abbandonate per mesi interi. In alcune zone non è neanche più verde. Gli irrigatori creano arcobaleni fugaci sul campo, spruzzando magari anche fortuna su qualche zolla. Il primo tempo non si sblocca. Il Napoli gioca il suo solito calcio propositivo e aggressivo, ma l’Udinese è schierato palesemente in modalità zero-a-zero, pronto a colpire in contropiede.

Gli azzurri meriterebbero il vantaggio in più di un’occasione ma la fortuna latita e la zolla amica è ben lontana dall’area di rigore. Inutile. Il San Paolo freme per esplodere in un boato liberatorio, ma la prima frazione di gioco si chiude sullo 0-0. La sensazione sugli spalti è inconfondibile. Il sapore dolce del caffè preso nel bar difronte gli spalti è oramai scemato. Le troppe sigarette hanno fatto il resto. E’ il sapore amaro di quando avverti che questa è una di quelle partite che finiscono così come iniziano. Senza reti. Senza gloria. Secondo tempo. Eppure sei sempre stato un appassionato dei numeri e, lo sai, i numeri non tradiscono mai. Avresti dovuto sapere che 199 è un qualcosa di scomodo come una scarpa un numero più piccola della tua misura. Gonzalo Higuain è una condanna. Un serpente. No! E’ un fanatico, un fissato. Uno che non ci pensa neanche a lasciare le cose a metà, figuriamoci a un passo dal compimento. 199? Cosa sarebbe? Uno, due uomini addosso. E’ l’ennesimo tentativo rabbioso di respingere quell’ossessione. Ma è arrivato il momento di smetterla di creare problemi. Sono 200 goal in carriera, ad oggi. E’ 1-0. E’ la legge del 9.

La partita va morendo non senza qualche spavento. Ma per gli attaccanti avversari è oramai un miraggio segnare agli azzurri. Un sogno. Pepe Reina è l’acchiappasogni. Triplice fischio. Napoli terzo, in attesa della viola in campo a Marassi. Respira!

Sei allo stadio, un raggio di luce filtra da una fessura del copri spalti in plastica oramai scurita dal tempo e dall’alternarsi delle stagioni, negli anni. Sei lì perché senti che il San Paolo è dove puoi trovare te stesso, allontanandoti dai giorni duri, passati a digrignare, a ragionare, a piangere e a ridere ancora. Sei lì e avanti a te c’è il prato verde e marrone. Il pallone che corre e con esso la tua voglia di essere leggero. Come i sogni. Come i desideri. Sei lì sugli spalti, o magari sei sul prato verde e marrone a rincorrere il pallone, con lo sguardo, con la testa. Che gira. Che sogna. Che spera.