Pizzo, blitz contro i casalesi. In manette dieci persone. GUARDA IL VIDEO

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Gli arrestati sono accusati di estorsione ai danni di tantissimi imprenditori dell’agro aversano. Il pizzo è stato chiesto in un periodo che


Gli arrestati sono accusati di estorsione ai danni di tantissimi imprenditori dell’agro aversano. Il pizzo è stato chiesto in un periodo che va dal 2002 al 2014

HINTERLAND – Nelle prime ore della mattinata odierna, nell’ambito di un’articolata indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Napoli – Direzione Distrettuale Antimafia, i Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di Casal di Principe e della Stazione di Cancello ed Arnone hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dall’Ufficio GIP presso il Tribunale di Napoli, nei confronti di IO indagati, gravemente indiziati, a vario titolo, di associazione per delinquere di stampo mafioso (art. 416 bis c.p.) ed estorsione aggravata dal metodo mafioso (art. 629 c.p. e art. 7 L. 203/91).

L’indagine, condotta dal gennaio 2014 al marzo 2015, attraverso attività tecniche e dinamiche, dichiarazioni testimoniali delle vittime di estorsione e dichiarazioni di collaboratori di giustizia, come anche ritenuto dal G.I.P. nell’ordinanza di custodia cautelare, ha consentito di:

• ricostruire l’articolazione di un’associazione a delinquere di stampo camorristico, operante nella Provincia di Caserta ed in particolare nel Comune di Cancello ed Arnone e quelli limitrofi, riconducibile al clan dei casalesi- fazioni Zagaria e Bidognetti che, avvalendosi della forza intimidatrice che promana dal vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà che ne sono conseguenza, perseguiva l’obbiettivo di mantenere il controllo sul territorio tramite la commissione di reati contro il patrimonio da cui trarre importanti vantaggi economici per i membri dell’associazione e per il finanziamento della stessa;

• riscontrare la sussistenza dell’elemento della permanenza del vincolo associativo testimoniata dal “passaggio di testimone”, nell’espletamento delle attività estorsive, operato dai vari indagati nei rispettivi periodi di detenzione;

• accertare che i membri dell’associazione attuavano una vera e propria “tassazione parallela”, documentata nel periodo 2002-2014, in danno di numerosi imprenditori nell’ambito della quale vanno ricondotte le 18 estorsioni contestate che pertanto non possono essere considerate isolati e indipendenti episodi frutto di autonome scelte criminali.

• verificare che il modus operandi con cui venivano effettuate le estorsioni prevedeva la richiesta di somme tra i 2000 e i 5000 euro dovute dagli imprenditori in occasione di aggiudicazione di gare d’appalto o come tipicamente proprio dell’associazione di stampo camorristico in coincidenza con le tre festività del Natale, di Pasqua e di Ferragosto;

• eseguire 1 fermo d’indiziato di delitto nei confronti di uno degli odierni indagati, successivamente raggiunto anche da ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dall’ufficio GIP presso il Tribunale di Napoli ed eseguita sempre dal Nucleo Operativo della Compagnia di Casal di Principe, ritenuto responsabile di 4 tentate estorsioni aggravate dal metodo mafioso;

• intercettare e sottoporre a sequestro durante tempestiva perquisizione maturata nell’ambito di servizio d’osservazione organizzato per l’esigenza, pizzino inviato dal carcere dall’indagato sottoposto a fermo ad uno degli associati che continuava ad operare sul territorio, per il tramite della moglie, con indicazioni sugli imprenditori da che dovevano subire pressioni affinché ritrattassero quanto esposto nelle denunce che avevano portato al fermo (intervento possibile grazie all’intercettazione audio-video dei colloqui che l’indagato aveva con la consorte e dei successivi contatti tra la donna e l’associato libero). I 10 provvedimenti restrittivi sono stati eseguiti nei confronti di 8 indagati già detenuti e 2 liberi.

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