Un Napoli stanco e sfortunato: pareggio a reti bianche a Marassi

Un Napoli stanco e sfortunato: pareggio a reti bianche a Marassi

Gli azzurri sfiorano più volte la rete ma sono apparsi poco lucidi. Negato un rigore netto ad Higuain GENOVA – Continuare ad

@Saverio Nappo

Gli azzurri sfiorano più volte la rete ma sono apparsi poco lucidi. Negato un rigore netto ad Higuain

GENOVA – Continuare ad essere sempre se stessi ogni giorno, mantenendo la calma e non mostrarsi mai deboli. O forse sarebbe meglio giocarsi la carta dell’inganno, la più semplice delle mosse su cui impostare il proprio gioco? Ingannare tutti, facendogli credere che si è tutt’altre persone, tutt’altra cosa, tutt’altra squadra. I punti di riferimento dell’avversario svanirebbero come d’incanto nell’incertezza di quello che prima era e, ad un tratto, non è più. Ma ci vuole coraggio. Magari viene facile, viene dolce. Magari servirebbe solo un po’ di fortuna.

La sfida al Grifone è da sempre una partita dura, combattuta senza esclusioni di colpi, giocata come fosse una finale, avanti ad un pubblico gemellato. Marassi già un’ora prima della partita ribolle di passione. Ma al fischio d’inizio cadono alleanze ed amicizie. Sul campo conta il risultato. Vince solo chi lo vuole veramente. Il Genoa tiene bene il campo, non si scompone e cerca di pungere in contropiede. Il Napoli appare più attendista rispetto alle ultime uscite, complice sicuramente l’energia da gestire al meglio a causa dei pochissimi giorni a disposizione per recuperare fiato e gambe. Ma mai fidarsi di chi piange con indosso giacca e cravatta.

Il Napoli è in pieno Halloween. Ha indossato la maschera del moribondo. Ma è un inganno. La manovra d’attacco si attiva quando meno te l’aspetti. Il Genoa attende osservando il volteggiare dell’avvoltoio. Destra, centro, sinistra. Poi, ancora. Il becchino, alla festa in maschera, si chiama Gonzalo Higuain. Il Genoa lo tiene in libertà vigilata e si vede. Il Napoli pressa ma non sfonda. Secondo tempo. Solita musica. Il Genoa attende e cerca di affacciarsi minacciosamente dalle parti di Reina. Impietosamente, risulterà spettatore non pagante. Il Napoli, allora, ci prova ancora. Nei minuti finali della partita è un assedio. Girano minacciosi i corvi, attorno all’avvoltoio. Le iene sono pronte al banchetto a braccetto con gli sciacalli. Ma il muro tiene. Al triplice fischio è 0-0.

La fortuna aiuta gli audaci, è vero. Ma non sempre. Non c’è tempo. Bisogna respirare velocemente, dimenticare o anche solo non pensarci. Il pallone corre veloce tra le foglie gialle d’autunno e l’erba gelata dell’inverno. Le gambe sono il mezzo per arrivare al fine. Per arrivare al pallone prima dell’avversario. Non c’ è tempo per respirare lentamente. E’ l’apnea, è la confusione. Ma il pallone corre verso la porta. Bisogna calciare. In qualsiasi modo. Bisogna calciare. Calciare e respirare. Calciare è respirare.