Blitz contro i Di Cicco, quando il figlio litigò con due ragazzi e Luciano disse: “Vi amazzo”

Blitz contro i Di Cicco, quando il figlio litigò con due ragazzi e Luciano disse: “Vi amazzo”

La minaccia rivolta a Lorenzo Tamburrino e un altro ventenne per un diverbio scoppiato col figlio di Polifemo. E dall’ordinanza emerge anche il business nel settore della vigilanza


LUSCIANO – Emergono nuovi inquietanti dettagli dall’ordinanza di custodia cautelare in carcere di Luciano Di Cicco, il boss di Lusciano arrestato ieri nel corso di un blitz nel quale sono finiti in manette anche altri 8 presunti affiliati al clan dei Casalesi (fazione Bidognetti).

Minacce ai due ragazzi. Come riportato da NoiCaserta.it, in un’intercettazione registrata grazie a delle cimici installate nell’abitazione del boss luscianese, il figlio di Polifemo, Luigi Di Cicco, si lamenta col padre per una provocazione subita fuori a un bar da due ragazzi, tra cui Lorenzo Tamburrino e un altro ventenne dai capelli biondi. Innervosito, Di Cicco sbotta: “Perché non mi dai la pistola che lo vado a sparare a questo cornuto”. Dopo un po’, i due ragazzi vengono scortati da Samir Sassaoui, braccio destro di Di Cicco, al cospetto del boss. Dopo un’accesa discussione, Polifemo li avrebbe zittiti: “Vi sparo a tutti e due”.

A chiarire la vicenda agli inquirenti sarà lo stesso figlio del boss, Luigi, che agli inquirenti, lo scorso giugno, spiegherà come a provocare i due ragazzi sia stato stesso lui, in un periodo difficile trascorso all’insegna della movida e dell’alcool. “Da quando è successo quel fatto, non ho più avuto problemi con Lorenzino – ha dichiarato Luigi Di Cicco -. Quando ci vediamo, ci salutiamo senza alcun problema.”

Il business della vigilanza. Ma oltre alle vicende personale ad emergere dall’ordinanza sono soprattutto gli interessi economici del boss di Lusciano. Dal provvedimento della DDA napoletana si ricostruisce il giro di affari messo in atto dai casalesi, una forma di estorsione più subdola e indiretta. Infiltrati nella società di vigilanza “Fly Security Service“, Polifemo, insieme ai suoi uomini, imponeva il servizio a molti esercizi commerciali nella zona, tra cui fruttivendoli, bar pasticcerie, e costringeva gli stessi a disdire i contratti con le altre società di vigilanza. Un pizzo “silenzioso” che fruttava decine di migliaia di euro l’anno e rimpinguava le casse del clan.

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