Licio Gelli, i Casalesi e il patto per avvelenare la Campania

Licio Gelli, i Casalesi e il patto per avvelenare la Campania

Il “venerabile” si è spento oggi all’età di 96 anni. Tra i tanti segreti della sua vita, anche i rapporti con il clan dei Casalesi per lo smaltimento illegali di rifiuti


NAPOLI – Si è spento questa mattina all’età di 96 anni Licio Gelli, “venerabile maestro” della Loggia massonica segreta P2. È morto nella sua casa di Arezzo, Villa Wanda, dove stava ancora scontando la pena per il suo coinvolgimento nel crack del Banco Ambrosiano.

Il personaggio. Licio Gelli è stato uno dei personaggi più controversi della storia italiana del secondo dopoguerra. Il suo nome tuttavia è sempre stato poco conosciuto, fino al 1981, quando durante una perquisizione proprio a Villa Wanda – all’interno di una cassaforte – gli inquirenti hanno rinvenuto una lista di magistrati, imprenditori, alti funzionari militari, giornalisti e politici, appartenenti alla loggia segreta P2. Tra questi figuravano nomi eccellenti come Silvio Berlusconi o Maurizio Costanzo.

Da quel momento il nome di Gelli è stato associato a quasi tutti i fatti più oscuri di quegli anni: le morti di Michele Sindona e del banchiere Roberto Calvi e perfino nel processo per la strage alla stazione di Bologna.

Il patto con i Casalesi. Ora che il “gran maestro” è morto porterà con se molti segreti legati a queste vicende e tra questi anche i suoi rapporti con il clan dei Casalesi.

Secondo le dichiarazioni di alcuni pentiti, suffragate dalle indagini degli inquirenti, Gelli nella sua casa di Arezzo nel 1991 avrebbe incontrato Gaetano Cerci, uomo di riferimento del clan dei Casalesi per lo smaltimento dei rifiuti.
Secondo un’informativa della Direzione Investigativa Antimafia contenente le dichiarazione del defunto boss Carmine Schiavone, “già dal 1989 Cerci intratteneva rapporti con Licio Gelli”.

Questi dichiarazione sono avvalorate dalle parole di un altro pentito, l’imprenditore Gaetano Vassallo che ha dichiarato che il “venerabile maestro” aveva il ruolo di “procacciare imprenditori del Nord che potevano inviare rifiuti al clan”.

Da queste dichiarazione emerge che il ruolo di Gelli era quello di un collettore tra gli imprenditori del nord e il sistema di smaltimento illegale dei rifiuti messo in piedi dai Casalesi, tuttavia Gelli non è mai stato processato per questi reati.