Napoli, dalla terra dei fuochi al mare dei fumi

Napoli, dalla terra dei fuochi al mare dei fumi

Una ricerca assegna all’Italia la maglia nera in Europa per le morti da inquinamento e Napoli risulta una delle città più inquinate.


Una ricerca assegna all’Italia la maglia nera in Europa per le morti da inquinamento e Napoli risulta una delle città più inquinate. Uno studio ha messo sotto accusa le emissioni della zona portuale che rischiano di causare 9 nuovi casi di cancro al giorno. Intanto le istituzioni temporeggiano

NAPOLI – “Ogni giorno a Napoli sono registrati 9 casi di tumore alle vie respiratorie, e più della metà sono riconducibili all’inquinamento da polveri sottili”. Queste le parole dell’associazione medici per l’ambiente di Napoli che fanno da eco al rapporto presentato ieri alla conferenza sul clima che si tiene in questi giorni a Parigi.

Lo studio ha assegnato all’Italia il record europeo di morti causati dall’inquinamento, sarebbero 85.000 le vittime uccise dalle polveri sottili lo scorso anno, e Napoli risulterebbe una delle città più inquinate della penisola.

In particolare nell’occhio del ciclone è finita la zona portuale, dove le navi in transito emettono fumi di ogni tipo senza alcun controllo da parte delle autorità.

I dati. A supporto di queste tesi ci sarebbero alcuni dati, indicativi per comprendere lo stato di “salute” della città. Il tasso di mortalità tra i maschi adulti per tumori a Napoli è di 43.69 per diecimila a fronte di una media nazionale di 40.30, per quanto riguarda l’inquinamento, esiste un numero massimo di giorni all’anno in cui il PM10 può essere superato: Napoli è a quota 135 giorni contro una media nazionale di 61.

Di fronte a questi dati preoccupanti, le istituzioni sembrano aver issato bandiera bianca. Le centraline per il monitoraggio della qualità dell’aria sono ridotte all’osso: 0.93 per centomila abitanti mentre la media in Italia è di 2.33.

Il porto. Uno studio dell’associazione dei medici per l’ambiente in collaborazione con l’Università Federico II, ha evidenziato come negli ultimi anni, le emissioni nella zona portuale abbiano influenzato negativamente l’inquinamento cittadino. La prova deriverebbe dal fatto che dal 2006 a oggi, il picco massimo di sforamento si è avuto nel mese di agosto, mese in cui il traffico cittadino è minimo e aumenta invece quello navale nella zona del porto.

La terra dei fuochi rischia di diventare anche il mare dei fumi, mentre da palazzo San Giacomo fanno sapere che occorrerebbero interventi strutturali tirando in ballo la Regione, ma la storia è sempre la stessa: la coperta è troppo corta.

Una seria politica ambientale rischierebbe di avere una ricaduta negativa sul mercato del lavoro e sulle attività produttive legate al porto, e con le elezioni alle porte – si vota a maggio – sembra difficile una presa di posizione che vada in questa direzione.