Operazione Jambo, Iovine: “Zagaria aveva fiutato l’affare e fece fuori Balivo dalla società”

Operazione Jambo, Iovine: “Zagaria aveva fiutato l’affare e fece fuori Balivo dalla società”

Spuntano nuove dichiarazioni rilasciate da “‘o Ninno” ai magistrati riguardo al centro commerciale


TRENTOLA DUCENTA – Emergono nuovi dettagli dell’operazione Jambo, che ha portato al sequestro del centro commerciale dell’agro-aversano ed a 28 ordinanze di custodia cautelare (LEGGI).

Ecco le dichiarazioni rilasciate il 6 novembre scorso ai magistrati dell’Antimafia dall’ex boss dei Casalesi Antonio Iovine, detto ‘o Ninno, ora collaboratore di giustizia:

“Fu Michele Zagaria a dire di avere finanziato l’acquisto delle quote di Balivo da parte di Alessandro Falco. Parlo del Balivo cognato di Falco (Salvatore Balivo, indagato, ndr). I fatti si svolsero nel seguente modo: siamo sul finire degli anni 90 e mi trovavo in compagnia di Michele Zagaria nell’abitazione della sorella di Ernesto De Luca. Michele mi disse che aveva un appuntamento con Balivo. Io dissi che non lo avrei accompagnato allo stesso in quanto non ero in buoni rapporti con la famiglia Balivo poiché era stato pignorato un bene di mia mamma e di mio fratello Carmine da parte dei Balivo in conseguenza di un inadempimento di fornitura di materiali. Preciso che ciò che maggiormente mi aveva fatto arrabbiare era il fatto che a tale pignoramento avessero proceduto mentre io ero in carcere”.

jamboIovine spiega dunque i dissidi tra gli imprenditori Balivo e Falco e quello che sarebbe stato l’intervento del clan. “Di seguito Michele Zagaria, preso atto del mio rifiuto andò all’appuntamento e dopo qualche ora rientrò nell’abitazione in cui stavamo e mi disse che aveva partecipato ad una discussione tra Silvestro Balivo e Alessandro Falco relativa al Centro Commerciale Jambo in relazione al quale erano insorti dei dissidi tra i due predetti. Mi disse che aveva preso le parti di Alessandro Falco e che aveva sostanzialmente intimato la vendita delle sue quote a Balivo in favore del Falco. Sul momento non mi precisò altro. Voglio precisare anche che Ernesto De Luca aveva accompagnato Zagaria questo appuntamento. In seguito De Luca mi confermò che effettivamente lo Zagaria aveva maltrattato Balivo intimandogli la cessione.”

Zagaria avrebbe intimato dunque la cessione delle quote. “Alcuni mesi dopo mi incontrai nuovamente con Michele Zagaria sempre nella predetta abitazione. In tale occasione Michele Zagaria mi precisò che lui stesso aveva aiutato Sandro Falco ad acquistare le quote del cognato. Mi precisò che aveva dato a Sandro Falco un miliardo e mezzo di lire necessario per l’operazione. Mi chiedete a questo punto a che titolo lo Zagaria abbia dato questi soldi a Falco ed io – premesso che Zagaria non me lo disse esplicitamente – vi dico che compresi sia per l’intima conoscenza del modo di pensare e di fare di Michele Zagaria sia per una serie di episodi che vado a dirvi, che Michele Zagaria aveva “fiutato l’affare” ed era entrato in società con Falco nella gestione del centro commerciale. In primo luogo, infatti, Michele Zagaria non è certo un magnanimo benefattore. Egli è un calcolatore e ha pensato che da quell’operazione poteva guadagnarci. In secondo luogo, compresi che Michele Zagaria considerava il Jambo come “cosa sua” per una serie di fatti concludenti.”

“Ricordo – continua ancora Iovine – in primo luogo che decise di sovvenzionare con la cospicua somma di 10 milioni al mese i fratelli Cantone affinché smettessero di dare fastidio al Jambo. In secondo luogo, con una abile mossa preventiva nel corso di una riunione della “cupola” in cui era presente anche Francesco Schiavone Cicciariello, disse che aveva imposto il Jambo una tangente di 30 mila euro all’anno.

“In questo modo, – conclude ‘o Ninno – metteva in chiaro agli occhi di Cicciariello che lui era una entità distinta dal Jambo e che come tutti gli altri imprenditori di Trentola pagava il clan in modo che a Cicciariello gli venisse la malsana idea di prendere un contatto con Falco, anche se devo rilevare che l’importo pagato dal Jambo al clan, rispetto all’importanza dell’attività era sproporzionato posto che, ad esempio, quelli del …omissis…. pagavano 160 mila euro all’anno“.

(fonte: noicaserta.it)

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