Dopo 27 anni il Napoli è campione d’inverno. Buon compleanno Mister!

Dopo 27 anni il Napoli è campione d’inverno. Buon compleanno Mister!

Gli azzurri superano 5-1 il Frosinone con una facilità imbarazzante. Sarri perfetto, fenomeno Higuain

@Saverio Nappo

FROSINONE – Fate pure. Si, fate pure. Piangete pure. Lasciate scendere le vostre lacrime sul sorriso che non riuscite a togliervi dalla faccia. Piangete! Nell’epoca del giusto, secondo gli altri, è sbagliato esultare, ma piangere no. Nessuno può impedirvi di piangere. E allora lasciatevi andare. Quanto è stata dura trattenere l’ego che implodeva dentro il petto mentre non c’era nessun motivo per sorridere? Quante volte avete sognato di sentirvi leggeri, liberi di librare a mezz’aria, cullati dal vento fresco d’altura? A cosa serve mettersi a ricordare ciò che stato? A niente. Ora è il momento di piangere. Piangere e sorridere. Il Napoli è una carezza inaspettata che arriva a spostarvi i capelli dalla faccia. Una mano che asciuga le vostre lacrime e vi riporta la testa su, a guardare in alto. Il Napoli è un abbraccio forte che vi rassicura. Va tutto bene, vieni qui, va tutto bene. Uniti ci alziamo, divisi cadiamo.

sarri 1Frosinone-Napoli non è una partita scontata, normale. Frosinone-Napoli è la classica partita che sbagli, perché non l’hai capita, perché non ci sei con la testa, la sottovaluti, sei distratto, pensi ad altro. “Statemi a sentire! -silenzio- Non ho molto altro da dirvi, ma ho qualcosa da offrirvi.” Me la immagino cosi, e magari è proprio così che è andata. “Voglio offrirvi un caffè, perché voglio ringraziarvi. Perché il caffè lo si prende per sugellare un patto o un accordo, per prendersi una pausa dal caos che inquina i sogni e i pensieri più belli. Questo è per voi, ve lo offre Napoli. Fatemi divertire. Fateli divertire. Divertitevi!”. Ci saranno state facce attonite, non una parola. Avrà buttato giù il sorso, dalla tazzina. Avrà preso frettolosamente la Marlboro dal pacchetto, che aveva nella tasca della tuta blù, –sctì sctì- dopo averla accesa con l’accendino, la prima boccata. Li avrà guardati ancora fermi, sbigottiti, a bocca aperta come allocchi. “E allora? Andiamo!”. Sorrisi, col cuore che torna a battere fiero e possente. Uno ad uno avranno attraversato la nuvola di fumo biancastra lasciata dal professore, trascinandola con se. La lingua di fumo li avrà seguiti per qualche metro. Ognuno per l’altro, tutti in uno.

A sorpresa Mertens per Insigne e Strinic per Ghoulam, per il resto la solita maledetta comitiva. Ma cosa volete che cambi? Strinic fa una partita praticamente perfetta, Mertens apre ferite insanabili nella difesa frosinate. Il presidente dei ciociari ha dichiarato che aveva “visto la partita del Napoli contro il Torino, ma dopo un quarto d’ora ho cambiato canale: sono troppo forti”. C’aveva visto bene. Il Napoli concede ai padroni di casa solo 14 minuti. L’ospite deve essere sempre educato, del resto. Poi, via la maschera noiosa del bon ton, inizia la mattanza. Albiol, sul secondo palo. Sguardo alla panchina. “Giocate!”. Destra, poi sinistra. Filtrante al centro, poi dietro al centrale, scarico sul terzino. Ancora al centrale, poi subito a destra. Dai e vai. Retropassaggio fortissimo al centro del campo, poi ancora passaggio in profondità a sinistra, a limite dell’area. Cosa? Vi gira la testa? Anche a me. Anche alla difesa avversaria, che atterra Higuain, diretto al cuore. Rigore! Sguardo alla panchina. “Gonzalo.” Nessuno fiata. Higuain sul dischetto, pallone da un lato e portiere dall’altro e così sia. Higuain dichiarerà a fine partita “abbiamo guardato il mister, lui ha deciso: è lui che decide, sempre.”

sarri 2Secondo tempo, si gioca sotto la curva bianco azzurra. Ricomincia quasi subito il solito tormento. Il pallone passa continuamente da una parte all’altra del campo, da terzino a portiere, da centrale di difesa a ala, da centrocampista a punta. Un pendolo. Immaginate di guardarlo. Fisso. Un dondolare perpetuo che incanta l’osservatore. Destra, sinistra, destra, sinistra. Vi gira di nuovo la testa? Anche a me. E’ il momento di urlare ancora, è il momento di chiuderla qui. Hamsik, taglia letteralmente la metà campo avversaria. Lui non perde la calma neanche per un istante. Glaciale, freddo come il rifiuto di una donna. Sinistro a giro. Stringe già la maglia nel pugno, ancor prima che il pallone finisca in rete. Occhi chiusi per un istante. Gli saranno passati per la testa tutti gli anni passati a masticare amaro, tutte le volte passate a maledirsi per aver sbagliato, per aver deluso chi lo accompagnava con gli occhi e con la mente. Smettetela! Ve l’ho detto, non è il momento per ricordare ciò che è stato! Vai Marek, vai sotto la curva, alza lo sguardo, e urla! Sorridi e urla! Sguardo alla panchina, ancora. Sarri, braccia conserte: “giocate!”. I due goal che chiudono la partita sono un omaggio al popolo partenopeo e a tutti gli amanti del gioco del calcio. Higuain e Gabbiadini, poi subentrato proprio al numero 9, tolgono il respiro, quasi a smorzare la stessa esultanza. Ci sono momenti in cui bisogna fermarsi un attimo e guardare. Guardare e basta. E magari ringraziare. Ringraziare Maurizio Sarri per quel caffè offerto negli spogliatoi del Matusa. Ringraziare quello con la 9 e quello con la 23 per averlo offerto a chi era lì ad accompagnarli, di nuovo, con lo sguardo. Finisce 1-5.

Avete la bocca che sa di caffè? Anche a me. I chilometri macinati, gli amici lontani, le certezze che sono crollate, le bollette da pagare, i figli che crescono, i libri mai letti, i sogni chiusi in un cassetto rimasto chiuso troppo a lungo. Vi gira la testa, lo stomaco si chiude, la quotidianità risale fino in gola per guastare l’adorabile sapore di caffè che delizia ancora le vostre papille gustative. Testa tra le mani. No! Stavolta no. Oggi no. Napoli campione d’inverno. Una carezza. Brividi lungo la schiena. Lasciatevi accarezzare. Piangete pure.