Il Napoli risponde a tono alla Juve: è sfida a due per il tricolore

Il Napoli risponde a tono alla Juve: è sfida a due per il tricolore

Higuain e una perla di Insigne ribaltano il risultato nel primo tempo. Nel secondo, fa tutto Callejon

@Saverio Nappo

L’ansia. A detta di molti è il male più diffuso nella società moderna. E’ quella sensazione, tra disagio e mancanza, che ti fa stare inquieto, instabile, nervoso e confuso. Non riesci a vederci chiaro, nella tua vita, nelle tue cose. Non riesci a dare il giusto peso alle cose, tanto che un bacio o una carezza –eeh!- che volete che siano? Scuotete la testa energicamente, di qua e di là, per ridestarvi, come quando siete alla guida di notte e sentite gli occhi pesanti come blocchi di cemento armato ma dovete stare svegli e vigili. Scuotete la testa riprendendo voi stessi, il vostro ego rientra nel corpo. Solo per un attimo. Perché l’ansia annulla il collante che tiene assieme anima e corpo. Diventate di nuovo un presente ma assente, irrequieto –questo dannato orologio sembra essersi fermato, ma funziona? – controllate l’orario di continuo, guardate lontano, più in là, oltre il gruppetto di ragazzi che fanno a gara a chi è più sciocco per conquistare l’attenzione dell’unica ragazza, tra loro. Alla fine lei sceglie di andar via, perché tutti quei ragazzi la opprimono, la fanno stare irrequieta, in ansia. Il treno è in perfetto orario, il bus non è mai stato così preciso, il tuo passaggio è già sotto casa che ti aspetta. Da Verona, via radio, arriva la solita cantilena. “Devo stare calmo”. C’è Napoli-Empoli. Ansia.

Parcheggi pieni, traffico impazzito, la carreggiata è occupata per una metà dal serpentone di lamiere multicolor che sputano gas rendendo l’aria irrespirabile e per l’altra metà da un fiume di gente che segue la lunga discesa che culmina nel punto più basso. Il catino, il San Paolo. Manca ancora un’ora o poco più, ma quel gigantesco contenitore di sogni in cemento e acciaio, in scale di grigio, ribolle di passione. Sin da piccoli, si dice, non appena si volta l’angolo e si intravede il primo spicchio di stadio, ti investe l’irrefrenabile bisogno viscerale di cominciare a correre. Ti senti irrimediabilmente in over-dose di qualcosa che non è ancora adrenalina ed è già oltre la semplice voglia. E’ smània. Ansia.

La solita routine, la scaramanzia, gli amici di sempre, lo stesso numero di gradoni che ogni volta sali sempre con più fatica. Velocemente, le solite immagini: rettangolo verdissimo, a sinistra i Distini pieni, il settore ospiti sempre vuoto, la panchina, il professore che spegne la sua ultima sigaretta, i ventidue schierati e pronti. Braccia rigide, gambe flessibili poco e niente. Il fischio d’inizio è un colpo al cuore, o così sembra. Ma ti riporta su questo pianeta. Giusto in tempo per farti lanciare a terra la sigaretta che stai fumando con troppa enfasi, per il troppo nervosismo. Al 21’, il primo tiro in porta dell’Empoli, su calcio di punizione. Il tiro di Paredes è potente e teso, diretto forse sul palo di Reina che aspetta certo di aver indovinato l’angolo giusto. Deviazione di Callejon, in barriera. Reina spiazzato, sorpreso. Palla nel sacco. Ansia.

Il San Paolo cade in un silenzio religioso indotto forzatamente dal fato, dalla mala sorte, dalla realtà dei fatti raccontata senza fronzoli dai tabelloni luminosi. Empoli in vantaggio. Sorrido. Quanto è strano il gioco del calcio. Quello che dovrebbe tagliarti le gambe, quello che in altre situazioni spegnerebbe le tue ambizioni, le tue speranze, questa volta è il calmante necessario e sufficiente che fa rilassare i nervi dei quarantamila, che fa calmare me stesso -quante ne ho fumate in 28 minuti? Come ho fatto? – e fa partire la macchina da goal bianco azzurra. Guardando giocare il Napoli, viene in mente il movimento dei pistoni di un motore potente e perfettamente registrato. Pistone su, pistone giù. Scoppio, energia, scoppio, energia. Destra, sinistra, destra, sinistra. Sinistra, assist preciso al millimetro di Insigne, Higuain a portare il motore sui giri giusti. Giusti, si. Come per cosa? Per cambiare marcia. Il piede spinge sull’acceleratore, che va giù. La centralina riceve l’ordine. E di nuovo, pistone su, pistone giù, scoppio, energia, sinistra, destra. Di destro, cinque minuti dopo il pareggio del 9, Insigne, su calcio di punizione. E’ un motore elaborato che oramai gira velocissimo, ma sempre con la stessa coordinazione di un motore semplice ed essenziale. Piede-calcio, pallone-carburante, parabola ellittica-giri alti del motore, rete-velocità elevata. 2-1, fischio finale del primo tempo. Tutto ancora aperto. Ansia.

napoli 2Uno sguardo al cellulare, un messaggio a chi lo attende, due battute con gli amici, due chiacchiere con lo sconosciuto alle tue spalle che sembra sapere tutto di tutti. Borghetti e sigaretta e –fhiiiii!!- fischio d’inizio. Secondo tempo. Un motore, sapete, è un meccanismo così complesso ma, nel contempo, completo e soprattutto ciclico. Se spinto a velocità costante, ripete, fondamentalmente, gli stessi movimenti più e più volte, impiegando sempre gli stessi tempi. Cinque minuti dopo lo svantaggio, Higuain. Dopo cinque minuti, Insigne. Al quinto minuto della ripresa, Callejon calcia in area di rigore un tiro-cross ben calibrato. Camporese prova a salvare la sua porta, ma da eroe diventa carnefice. 3-1, Napoli su rettilineo uniforme, a velocità costante. Il sole va e viene, colorando il San Paolo a macchia di leopardo. Un magma maculato, incandescente, pronto a saltare in aria, ancora. Callejon, all’ 88esimo e al 91esimo. 5-1, – boom! – tutti in aria!

La squadra che stringe i tifosi, Reina che abbraccia le curve, i media nazionali parlano di altro, Sarri fa il vago, Higuain fa 22 su 22, Insigne ne fa 10, il San Paolo si svuota cantando forte come l’ultima volta nel maggio del 1990. Mercoledì c’è la Lazio, a Roma, nel turno infrasettimanale. Non ho avuto neanche il tempo di dormire. Ansia!