Questione rom, il centrodestra punta i piedi: “No all’eco-villaggio”

Questione rom, il centrodestra punta i piedi: “No all’eco-villaggio”

Riunione ieri nella redazione de Il Meridiano News per discutere di soluzioni alternative. Presenti cittadini, politici e consiglieri. Sequino (FI): “Non serve a niente costruire altri ghetti”. Russo (CambiaMenti): “Opera antieconomica e piena di paradossi”


GIUGLIANO –  Un incontro tra cittadini, politici locali e consiglieri di centrodestra per affrontare la questione rom. Ieri sera, la redazione de Il Meridiano News ha ospitato un confronto su uno dei temi che da anni infiamma il dibattito politico locale e nazionale. Il pretesto per parlarne, questa volta, è stata la costruzione dell’eco-villaggio di 44 moduli abitativi che dovrebbe “sostituire” l’attuale campo di Ponte Riccio. A dare il via all’opera sarà una delibera della Regione guidata da Vincenzo De Luca, su progetto presentato dall’amministrazione Poziello.

Costi e paradossi. In merito, i consiglieri d’opposizione Alfonso Sequino (FI) e Anna Russo (CambiaMenti), entrambi presenti all’incontro, paiono non avere dubbi. “L’amministrazione usa come parafulmine contro le critiche il fatto che i soldi per la costruzione vengano stanziati dalla Regione e dallo Stato – denuncia la Russo -. Ma si omette di dire che le opere di bonifica e urbanizzazione sono a carico del Comune di Giugliano e quindi dei cittadini. Anna Russo punta infine l’accento sui paradossi del progetto. Che sono almeno due. “Come si può procedere a una bonifica dell’attuale campo di Ponte Riccio se non sono state compiute le opere di bonifica negli ex-campi nomadi? Anche se non è ancora certo, inoltre, pare che il nuovo eco-villaggio sorgerà soltanto a un chilometro di distanza. Cosa cambierà in poche centinaia di metri?”

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Controlli dei Carabinieri al campo Rom di Ponte Riccio

Eco-vilaggio o ennesimo ghetto? Se l’esponente di CambiaMenti sottolinea i paradossi e il carattere antieconomico dell’opera, Alfonso Sequino, invece, ne sottolinea soprattutto i limiti socio-culturali ed urbanistici. “Di fronte alla questione rom, la strada più facile da percorrere sarebbe quella del populismo. Ma i rom, anche se vengono chiamati nomadi, sono ormai una comunità stanziale sul nostro territorio da almeno vent’anni. Come tali vanno considerati cittadini. In tutti i modi le amministrazioni precedenti, sia di sinistra che di destra, hanno offerto loro delle possibilità di integrazione ma hanno sempre mostrato una certa ostilità a integrarsi”. Il problema? “Agglomerare più persone in un unico posto, senza servizi e senza contatti col resto della città – denuncia Sequino – significa creare un ghetto. Anziché costruire eco-villaggi, tutti i comuni della Regione dovrebbero prendersi carico del problema dell’integrazione. Se le famiglie dei campi nomadi venissero distribuite nei vari territori probabilmente si integrerebbero meglio con le popolazioni locali e ne potrebbero beneficiare tutti. I veri razzisti non siamo noi, ma chi preferisce ghettizzare le comunità rom in una struttura come l’eco-villaggio”.

Il precedente. Eco-vilaggio che tra l’altro non sarebbe il primo. Nel 2010 la Prefettura ordinò al Comune di Giugliano la costruzione di 24 moduli abitativi nell’attuale zona di Ponte Riccio. I nomadi che non furono “assorbiti” dal progetto cominciarono a girovagare nelle campagne limitrofe occupando abusivamente terreni di proprietà privata. I moduli abitativi costruiti dal Comune furono ben presto occupati anche dalle famiglie non assegnatarie e furono costruite baracche ed altri edifici abusivi. Il piano prevedeva anche controlli e monitoraggi dei servizi sociali e polizia municipale, ma, così come hanno denunciato i cittadini presenti ieri all’incontro, non ci sono mai stati.

Gazebo e consiglio monotematico. All’incontro di ieri sera, ne seguiranno altri. Nelle prossime settimane saranno installati dei gazebo informativi nelle strade della città per sensibilizzare la cittadinanza sul tema. Sul fronte politico, invece, i partiti di centrodestra porteranno la questione sui banchi del consigli comunale chiedendo la convocazione di un consiglio monotematico. Se le vie formali non dovessero bastare, si procederà ad organizzare un corteo e a promuovere una petizione popolare con raccolta firme per adire le autorità competenti. La questione rom, a quanto pare, sarà al centro di un lungo e duro dibattito.