Clan Ferrara, slittano gli interrogatori dei fermati. Ad incastrarli cimici e telecamere

Clan Ferrara, slittano gli interrogatori dei fermati. Ad incastrarli cimici e telecamere

Le indagini sono partite circa un anno fa. L’avvocato minacciato, dopo la presunta estorsione, ha raccolto autonomamente materiale audio-video e l’ha consegnato ai carabinieri. Il giorno prima del mega-blitz c’è stato un sopralluogo in borghese


VILLARICCA – Slitta l’udienza di convalida. I fermati nel blitz di pochi giorni fa, il boss “Mimì” Ferrara detto ‘o muccuso più altri 6 affiliati, dovevano essere interrogati stamani presso la casa circondariale di Secondigliano ma l’udienza è stata rinviata per l’inizio della prossima settimana e fino ad allora resteranno sicuramente in carcere. L’accusa per tutti è di estorsione aggravata dal metodo mafioso.

Giovedì scorso ben 150 carabinieri del Comando Provinciale con un elicottero dall’alto hanno assediato la casa-bunker di Domenico Ferrara all’interno del parco Mondo Nuovo a Villaricca per eseguire il decreto di fermo emesso dalla Direzione Antimafia partenopea. I militari dell’Arma li hanno stanati mentre erano tutti riuniti a guardare il match di Europa League del Napoli (di cui il capoclan è grande tifoso). Il giorno prima, però, c’è stato un sopralluogo per pianificare nei minimi dettagli la spettacolare operazione: i carabinieri si sono infatti finti cameraman di una televisione per riprendere la villa del boss villaricchese e sono stati allontanati.

Le indagini sono partite circa un anno fa quando l’avvocato-imprenditore Rispo (ora sotto scorta) avrebbe subito l’estorsione nell’ambito di un affare immobiliare su alcuni locali situati su Corso Europa all’asta. Il legale ha dunque deciso di  installare cimici e telecamere nel suo studio e consegnare tutto ai carabinieri in allegato alla denuncia. Poco dopo, nel mese di aprile 2015, sono partite le intercettazioni telefoniche ai membri della cosca dove sono emerse le minacce e la richiesta di una tangente di circa 250mila euro.

Gli avvocati difensori sono: Nunzio Mallardo per Giuseppe Ruocco e Rocco Rucco, Gavino Rescingno per Aldo, Luigi e Giuseppe Tambaro, Gustavo e Giovanni Pansini per Domenico Ferrara e Vittorio Amato.