Ecovillaggio rom, un ghetto da più di un milione di euro

Ecovillaggio rom, un ghetto da più di un milione di euro

L’integrazione per ora resta sulla carta. Il protocollo firmato oggi non prevede niente contro la delinquenza e la dispersione scolastica. Eppure in Europa non mancano gli esempi positivi


GIUGLIANO – Perdete le speranze: l’ecovillaggio si farà. C’è il marchio di Vincenzo De Luca e la benedizione bipartisan del Ministro Alfano. Le opposizioni si mettano l’anima in pace. La struttura verrà fatta. L’unica consolazione, apparente, è che il costo economico della sua realizzazione sarà tutta a carico della Regione e del Ministero dell’Interno (900 mila euro a carico della prima e 400 a carico del secondo). Non gli altri costi – umani, sociali e sanitari – che resteranno invece a carico dell’erario municipale. Compresi quelli della bonifica, altrettanto onerosi, dei siti inquinati attualmente occupati dalla comunità nomade.

agit propI punti inutili del protocollo. Un affare, insomma. E soprattutto un’altra occasione persa, visto che nulla, allo stato attuale, fa sperare che quella struttura abbia un destino migliore dell’altra, la gemella, realizzata nel 2010 su ordine della Prefettura partenopea. Ma no, ci sono delle differenze, si dirà. Ce lo dice il protocollo d’intesa sottoscritto stamattina, gli assegnatari dei 44 alloggi, circa 260 persone – e  gli altri? – firmeranno un documento che prevede l’obbligo di scolarizzazione per i minori e “l’impegno” a non delinquere, pena la perdita immediata dell’alloggio. E’ il pugno duro dello sceriffo governatore che vuole trasformare la Campania nel canton Ticino. Peccato però che manchino le condizioni per il rispetto delle promesse. Perché mai i rom – o meglio, una parte di essi – dovrebbero smettere di delinquere se l’attività delinquenziale, insieme all’accattonaggio, costituisce la loro principale fonte di guadagno? L’alloggio gli darà automaticamente anche pane e lavoro? Ovvio che no.

La questione non è politica. A scanso di equivoci, chiariamo però un punto: essere contro l’ecovillaggio non significa essere contro i rom. La contrarietà a una soluzione non equivale alla negazione di un problema. In questa città, gli agit-prop della maggioranza e il buonismo istituzionale di certa parte politica grida al razzismo ogni volta che qualcuno si scaglia contro la comunità nomade giuglianese. L’automatismo è idelogico, non di certo logico, perché c’è molta più mala fede nell’eludere sistematicamente il nodo cruciale della questione, quello dell’integrazione, piuttosto che nel puntare il dito contro i rom. La costruzione del nuovo eco-villaggio non fa altro che replicare quel laboratorio di microcriminalità che è alla base della loro attitudine – sociale sì, antropologica e genetica no – alla delinquenza e alla miseria. Questa considerazione non ha colore politico. Non è di destra o sinistra. Non è nazista e neanche comunista. E’ puro buon senso. La stessa che spiega il degrado delle periferie suburbane di qualsiasi metropoli occidentale. Provate a mettere mille o diecimila persone indigenti e semianalfabete in un unico posto e vedrete se non fioriscono malaffare e illegalità. Guardate Scampia, Salicelle, o il Parco Verde di Caivano.

rogo campo rom 1L’integrazione che non c’è. Sì, ok, l’integrazione, sbraitano gli agit-prop. Il protocollo la cita, la tua parolina magica. Integrazione. Peccato però non dica niente su come perseguirla e per ora ci faccia tutti fessi affidandosi alle solite formule vuote attinte al repertorio istituzionale (scolarizzazione, percorso, inclusione sociale ecc). Perché in fondo, sotto sotto, vi autoassolvete così: i rom non vogliono integrarsi. I rom sono misantropi per cultura. I rom vogliono stare da soli. Siete così sicuri? E poi saremmo noi i razzisti? Andate in Germania, Austria o Francia. In Europa, per dire. Gli esempi virtuosi non mancano. Là, salvo qualche umana eccezione, non rubano nelle case né si danno alla combustione dei rifiuti speciali nelle campagne. Anzi, là lavorano, pagano le tasse e mandano i figli a scuola. Eppure in quei casi nessuno nega la bellezza e il rispetto della loro cultura. Nessuno grida all’annessione coattiva o all’occidentalizzazione dei loro costumi. La democrazia vive di pluralità, è il terreno, l’humus di ogni Stato che voglia fare dell’uguaglianza e dei diritti il proprio fondamento.

Le soluzioni all’italiana. Qui il fondamento invece manca, purtroppo. L’ecovillaggio – furbizia lessicale che in paraculaggine supera persino le ecoballe di Taverna del Re – verrà eretto sopra le sabbie mobili. Un corpo estraneo fuori dal centro urbano. Nel giro di pochi anni, affonderà come è affondato quello attuale. L’emergenza delinquenziale e sanitaria sarà ancora lì. I bimbi rom continueranno a marinare la scuola e gli adulti che delinquono, dopo aver perso l’alloggio – se non l’avranno distrutto o vandalizzato di propria iniziativa -, erigeranno nuove baracche con materiale di scarto raccolto tutt’intorno al nuovo campo. Altra bonifica da fare, altri milioni da stanziare, altro ecovillaggio da costruire. Per la gioia di governo, Regione e Comune, l’integrazione made in Italy centrerà un altro dei suoi successi.