Faida di Camorra, parla Cantone: “La repressione non basta”

Faida di Camorra, parla Cantone: “La repressione non basta”

In un intervista rilasciata a “Il Mattino”, l’ex pm antimafia e ora a capo dell’agenzia anticorruzione, propone la sua ricetta per contrastare l’escalation di violenza che sta insanguinando Napoli


NAPOLI – Tre omicidi racchiusi in 36 ore. Proprio nel giorno in cui il ministro dell’Interno Angelino Alfano si trovava a Napoli per un summit sulla sicurezza. Una scia di sangue che porta il marchio della Camorra. Ci si interroga ora su quale sia la risposta che lo Stato debba mettere in campo per contrastare il fenomeno: una immediata repressione o una operazione di più ampio respiro che abbia anche risvolti sociali e culturali?

“Solo la repressione non serve, qualche uomo in più non salverà la situazione. Serve invece un piano serio,ampio e straordinario”. Questo le parole di Raffaele Cantone, ex pm in prima linea nella lotta alla mafia e oggi presidente dell’agenzia anticorruzione, in un’intervista al Mattino (di cui riportiamo uno stralcio).

Ma prima di andare ad analizzare la cura, cerchiamo di capire i motivi di questa nuova mattanza che sta insanguinando Napoli. “I clan in azione oggi – sostiene il presidente dell’Anac – non sono più le potenti e solide strutture gerarchiche che abbiamo conosciuto fino alla guerra di Secondigliano, ma violente bande criminali. Dentro ci sono giovani sbandati, ragazzi di periferia senza soldi e senza prospettive al comando di leader più o meno riconosciuti che ambiscono a conquistarsi fette di potere nel mercato della droga. In questo contesto la violenza è regola, una violenza cieca”.

Cantone ha poi analizzato il terreno su cui affondano le radici della criminalità organizzata, in un territorio così depresso dal punto di vista economico la camorra “si insinua nel disagio sociale come un anti-stato” fornendo un’alternativa concreta e più redditizia.

Ma allora qual’è secondo Cantone la medicina più adatta per curare uno dei mali endemici di Napoli. “Cento, mille uomini in divisa potranno essere utili, ma non riusciranno a tagliare tutti i tentacoli del mostro. Occorre riportare Napoli al centro dell’agenda nazionale. Servono trasporti e infrastrutture, serve favorire una crescita armonica del territorio. Perché poi il problema non riguarda solo Napoli ma la sua immensa area metropolitana”.