Il Napoli sbanca l’Olimpico. Gli azzurri dominano e zittiscono i cori razzisti

Il Napoli sbanca l’Olimpico. Gli azzurri dominano e zittiscono i cori razzisti

Nonostante le assenze la squadra di Sarri vince senza patemi. L’arbitro sospende la partita per 5 minuti a causa dei cori razzisti dei laziali

@Saverio Nappo

ROMA – Credo che l’onestà sia importantissima. Bisogna esserlo con la società che forma il nostro mondo, è bello esserlo con gli amici così da rinforzare i legami, è fondamentale con il proprio partner per poter costruire il sogno di una vita assieme. Ma, forse, la cosa più giusta, prima di tutto il resto, è esserlo con se stessi. Che senso avrebbe mentire a se stessi? Dove può portare l’ingannarsi da soli? In un vicolo cieco, statene certi. Uno di quelli bui, in fondo al quale vi ritrovate a fare i conti con il vostro “io” sbagliato e a sbattere la testa e i pugni contro il muro che lo rende cieco. E allora, onestà! Nessuno se lo aspettava, o almeno nessuno si aspettava di ritrovarsi a questo punto della stagione a starsene a bocca aperta sugli spalti. Nessuno se lo immaginava di ritrovarsi a guardare gli amici con cui condividi lo schermo, ridacchiando stupiti – hai visto che gioco? Io non l’ho mai visto un Napoli così -. Questa è la verità innegabile. Per quelli nati alla fine degli anni ’80 (figuriamoci quelli ancora più giovani), la gloria è troppo remota per essere ricordata davvero. C’è stata sofferenza, denti stretti e masticare amaro. Amaro come l’essere disonesti, come la disonestà in senso lato. E’ un cerchio che si chiude, è tempo si stropicciarsi gli occhi, ridestarsi e indossare il vestito migliore, come quando eri bambino e tua madre, la domenica mattina ti vestiva bene, per farti sembrare un ometto, in strada. Bisogna essere onesti, magari anche increduli, forse storditi o troppo ottimisti. Ma, sempre onesti.

laznapOnesti come Maurizio Sarri, quando in ritiro, in estate, sulle Alpi trentine, si presentò all’olimpo del calcio dicendo che lui lì non c’era finito per caso. Onesti sempre come lui che disse ad Higuain che con un paio di accorgimenti che aveva in mente sarebbe diventato un generatore di problemi per quelli che curano le statistiche nel mondo del calcio. Onesti, ancora, come il professore quando disse che Albiol non era affatto un ex giocatore e che correggendogli la postura e i tempi di inserimento avrebbe giocato molto meglio di quando era al Real Madrid. Onesti di nuovo come lui come quando si disse certo che avere a disposizione Koulibaly era una fortuna che pochi potevano permettersi. Recitate pure:” Mea culpa, mister, mea culpa! ”. Siamo all’inizio di febbraio e non c’è niente per cui lamentarsi. La pioggia è un miraggio, il freddo un ricordo. I bambini giocano spensierati nei parchi e le madri li chiamano dai balconi scandendo puntualmente il mezzo giorno e l’ora di cena, con onestà, senza mentire – A cena! È pronto! – . Cena? Sto facendo tardi.

Lazio-Napoli è una classica del campionato italiano e, con l’onesta delle statistiche, non è affatto un turno facile per i partenopei. Ma sin da subito il sentore è che la storia sia cambiata, che ciò che era non è più, perché ora è tutta un’altra cosa. Il Napoli produce un gioco fluido, ragionato, di spessore e al contempo semplice. Un gioco onesto. Senza chiudersi e senza aprirsi troppo. Immaginate una mano che si apre e si chiude, né piano né veloce. Al centro della mano c’è un pezzo di carta con su scritto “3 punti”. La mano si apre e si chiude, avendo sempre il pieno controllo di ciò che regge. C’è sempre un compagno libero a cui poter dare la palla, o a destra o a sinistra. In loop, ogni passaggio ha due possibilità di scarico. È un perpetuo generarsi di alternative, di spazi, di occasioni. La Lazio sta a guardare riuscendo, talvolta, ad interrompere la snervante serie di passaggi degli avversari. Ma solo quello. La mano si apre e si chiude, ma tiene sempre in pugno il pezzo di carta.

laznap1Bisogna essere onesti, ve l’ho detto. Come Pioli, allenatore della Lazio, quando si rende conto che non c’è molto da fare e che le occasioni che la sua squadra costruisce sono, in verità, delle gentili concessioni degli avversari che, aprono il gioco e pressano forte, che fanno circolare palla in orizzontale e poi tagliano il campo in verticale, che lasciano giocare e poi colpiscono in contropiede. È la mano che si apre e si chiude. Al 24’ Higuain, la mette dentro sfruttando un assist perfetto di Callejon. Onestamente, un dominatore dell’area di rigore come Gonzalo Higuain (23 su 23) non poteva essere consacrato prima di aver segnato un goal proibito. Ma quelli sono difficili da fare, proprio perché proibiti. Allora devi essere audace e sperare che il detto si dimostri da solo, ancora una volta. Higuain ci mette la punta del piede, il pallone rimpalla su Marchetti in uscita e rimbalza sul braccio del 9, per poi finire in rete. Goal proibito, ma onesto, perché con braccio involontario. 0-1. Il Napoli scandisce il ritmo, decide i tempi. La partita sembra imbalsamata, ma dopo tre minuti Insigne vede un corridoio che non esiste. Almeno per gli altri. Il lancio è perfetto e Callejon è lì, pronto. A memoria. Pallonetto sul portiere in uscita. 0-2. Delizioso, come i biscotti alla mela che tua notta preparava per te facendoteli trovare in tavola, quando tornavi da scuola.

Si potrebbe parlare, a questo punto, della stupidità umana, di quello che è giusto oppure no. Si potrebbe obiettare, comunque, sostenendo che qualsiasi punto di vista, in fondo, è irrimediabilmente soggettivo. Si potrebbe descrivere la linea immaginaria che la palla disegna sul prato dell’Olimpico mostrando un quadro perfettamente simmetrico. Oppure no, niente di tutto ciò. Già vi immagino, imbambolati avanti alla tv, avanti al pc o al display dello smartphone. Guardate la classifica e imparate a memoria le prossime sfidanti. Domani si lavora, è notte fonda, ma non avete sonno. Ma che importa? Onestamente, va bene così.