Juventus-Napoli e i punti di vista delle cose

Juventus-Napoli e i punti di vista delle cose

Una sconfitta può essere vista come una catastrofe, un qualcosa che distrugga le certezze e ti metta alle strette. Oppure una sconfitta può essere vista come un nuovo inizio, una nuova contesa

@Saverio Nappo

reina napoliNAPOLI – La vita è una scalata, la vista è meravigliosa! La scalata della cima è sempre diversa, alle volte rischiosa, certamente mai semplice. Metti un piede su di una roccia che ti tradisce, facendoti perdere l’equilibrio e in un attimo scivoli giù di qualche metro. Tutto da rifare. Avevi faticato così tanto per scalare quegli interminabili metri, avevi prodotto uno sforzo immane, ci avevi messo tutto te stesso. Quel masso al quale ti eri affidato sembrava così solido, cosi rassicurante, così giusto. Invece è risultato essere un inganno, un ormeggio non ancorato a nulla. E sei venuto giù. Viene il momento in cui è necessario ricominciare a salire, mettere in discussione i tuoi limiti, a scalare. La scalata è sempre diversa, perché è diverso lo stato d’animo che ti accompagna ed è quello stato d’animo che determina ciò che siamo e ciò che vediamo. È lo stato d’animo che determina la stessa visione del mondo, insomma.

sarri.aJuventus-Napoli è una di quelle partite da vivere così all’improvviso, senza neanche accorgertene. Televisione spenta, edicole evitate, caffè sorseggiati nei bar in orari morti, piazze aggirate, cellulare lasciato squillare senza risposta. Eppure ho riflettuto, camminando tra la gente, assaggiando l’ansia. Juventus-Napoli è qualcosa fuori da ogni schema. Come è possibile che anche chi è lontano dalle dinamiche calcistiche mi abbia chiesto costantemente informazioni su questa partita? Cosa spinge un’anziana signora, avanti agli scaffali multicolor di un fruttivendolo, a ipotizzare un risultato e addirittura un marcatore? Cosa spinge migliaia di innamorati a fregarsene dell’attesa del giorno degli innamorati perché in Tv c’è Juventus-Napoli? Mi chiedo cosa avrà spinto la mia compagna a domandarmi un costante aggiornamento sullo stato di forma dei vari Reina, Allan, Insigne, Higuain? Poi, alla fine, ho capito. Juventus-Napoli è il calcio. E il calcio è la più sincera manifestazione di stati d’animo, la cassa di risonanza più immediata di emozioni e aspettative. Il calcio è senso di aggregazione, nello sport, nell’amore, nell’amicizia, nella speranza, nell’orgoglio, nella passione. Non tremo più. Si comincia.

buffonAllo Juventus Stadium si affrontano il miglior attacco e la miglior difesa, il secondo miglior attacco e la seconda miglior difesa. Entrambe le squadre ricordano vagamente l’ultima volta in cui sono state battute. In campo ci sono cannonieri dal valore di 100 e passa milioni di euro e giovani aspiranti al Pallone D’Oro. La partita che ne esce è il risultato più scontato che si potesse immaginare. Una scazzottata tra pesi massimi, acerrimi nemici, senza nessuno che cada al tappeto per 89 minuti. Buffon, in un’intervista nel post gara ha dichiarato che “ha sperato per tutta la partita che i suoi compagni pescassero il coniglio dal cilindro” e che “avrebbe accolto, con gioia, un pareggio”. Già, un pareggio. Il Napoli nel secondo tempo prende il gioco in mano, dopo averlo lasciato ai padroni di casa nel primo. Il gioco non è quello brillante di sempre, le trame sono imprecise e le traiettorie talvolta sconnesse. Merito dell’avversario, chiaramente. Dybala e Higuain, osservati speciali, finiscono accerchiati da guardie armate di tacchetti di ferro e gomma che li pressano costantemente, di fatto annullandoli.

Quanto  velocemente cambiano le cose? Dipende. Da cosa? Dai punti di vista. Magari Buffon aveva visto i suoi oramai stremati, così come lo stesso Allegri che poco prima dello scadere toglie Dybala per Alex Sandro, scegliendo la copertura. Dipende da che punto di vista si guardano le cose. Un contropiede lento innesca una giovane speranza, subentrata ad una giovane delusione. Il pallone, calciato con la disperazione di chi sa che il cronometro dice “90 minuti”, viene sporcato da Albiol. Reina prova ad allungarsi, ma è spiazzato. Goal. Juve in paradiso, Napoli all’inferno.

napocapodichinoO forse no. Dipende dai punti di vista. Perché qualche mese fa il Napoli ne prese 3 dalle riserve della Juve e qualche
anno fa pensare di giocarsi una buona percentuale di scudetto era pura eresia. O magari perché a Capodichino, nella notte, c’erano 2000 e passa persone ad attendere gli azzurri di ritorno da Torino, per ringraziarli, per onorarli, proprio come loro hanno onorato la maglia, sudandola. Una sconfitta può essere vista come una catastrofe, un qualcosa che distrugga le certezze e ti metta alle strette. Oppure una sconfitta può essere vista come un nuovo inizio, una nuova contesa. Una domenica piena di sole anche se piove, un pranzo in famiglia a parlare di tutto e niente. Uno stimolo, un’apertura a nuovi scenari, come un pallone pulito, senza deviazione. Tutto cambia colore, dipende dai punti di vista.