Processo “Grande Malato”, stamani in aula il collaboratore Parente

Processo “Grande Malato”, stamani in aula il collaboratore Parente

Il giudizio per i 37 imputati che hanno scelto il rito abbreviato è stato rinviato. Il nuovo pentito ha parlato di alcune estorsioni sulla fascia costiera


GIUGLIANO – Fissato per l’udienza di stamani innanzi al Gip Dott. Marcopido, il giudizio abbreviato a carico di Vincenzo D’Alterio detto ‘o Malato – oltre ad altre 49 imputati finiti nell’inchiesta denominata “Big Sick” (Grande Malato), che poco più di un anno fa fece scattare gli arresti per una serie di personaggi ritenuti legati al clan Mallardo – è stato poi aggiornato all’udienza del prossimo 14 marzo per le conclusioni del pm Maria Cristina Ribera della Dda di Napoli.

Nell’udienza odierna, come già programmato, è stato ascoltato Angelo Parente, il nuovo collaboratore di giustizia che ha svelato particolari in merito ad alcuni episodi estorsivi di cui sarebbe rimasto vittima come imprenditore operante nella zona di Varcaturo, Licola e Lago Patria, precisando in aula di non essere appartenuto al clan Mallardo ma di avere insieme a Cesare Basile, imprenditore e fondatore del parco giochi Magic World ammazzato circa un anno fa, fatto lavori edili per conto di personaggi legati al clan.

Gli imputati che hanno scelto il rito abbreviato sono 37. Per gli altri, invece, il processo ordinario partirà domani presso la 4 sezione penale del Tribunale di Napoli.

Alla sbarra, tra gli altri, Giuliano Pianese (difeso dagli avvocati Antonio Dell’Aquila e Gustavo Pansini) che, secondo gli inquirenti, avrebbero fatto parte con Giuseppe Ciccarelli (difeso dagli avvocati Marco Sepe e Paolo Trofino) dell’ala militare capeggiata da “o Malato”  – attualmente sono tutti e 3 detenuti – dedita al controllo della fascia costiera giuglianese attraverso intimidazioni ed estorsioni.

Nell’inchiesta anche il medico dell’Asl Na 2 Nord Gennaro Perrino – scarcerato pochi giorni dopo il blitz a seguito dell’interrogatorio di garanzia – accusato di aver prodotto perizie false a favore di Vincenzo D’Alterio, suo paziente, che avrebbero consentito al presunto boss l’ottenimento di benefici carcerari e specifici emolumenti previdenziali.